Fare l’editore ai tempi del virus, la passione sfida i venti avversi

Paolo Veronesi

La casa editrice Ibis, che ha sede a Como e a Pavia, ha appena compiuto trent’anni e mantiene l’idea ispiratrice complessiva è quella del viaggio, dell’incontro e del confronto con l’altro.
Nelle sue numerose collane per un totale di circa 600 titoli ospita letteratura di viaggio e guide turistiche, letterature del Sud del mondo, volumi sull’interculturalità, opere di filosofia e anche opere considerate minori ma non meno ricche di interesse di autori classici.
Nel corso di questi trent’anni di lavoro a partire dal lontano 1989 Ibis ha pubblicato autori significativi del panorama internazionale: nella narrativa, Assia Djebar (algerina, già candidata al Premio Nobel, recentemente scomparsa), Mia Couto (mozambicano, edito anche da Guanda), Amadou Hampâté Bâ (maliano, già vice presidente dell’Unesco); per la saggistica, Jean Baudrillard, Edgar Morin, Jacques Le Goff, Miguel de Unamuno. Significativo anche il parterre di classici (tutti in prima e unica edizione italiana), basti pensare al Viaggio in Egitto di Gustave Flaubert. Ibis è diventata anche la “casa” di altri marchi editoriali come Xenia, O Barra O e Finis Terrae.
«Il marchio prosegue la sua linea anche durante l’emergenza, non ci siamo fermati – dice il fondatore e direttore, il comasco Paolo Veronesi – per la narrativa di viaggi continuiamo a esplorare il Sud del mondo, l’Africa e l’Asia, lavorando anche sul marchio Xenia che è orientato a libri dedicati al benessere e alla crescita personale e sul marchio “O barra O” che si occupa di estremo oriente. Solo nel 2019 abbiamo pubblicato una quarantina di novità e altrettante ristampe di titoli esauriti».
Non sono affatto numeri da piccola casa editrice.
«Con l’emergenza in atto non sappiamo se potremo mantenere questo ritmo, ma naturalmente lo speriamo e andiamo avanti», dice Veronesi.
Il lavoro dell’editore non è facile. «Lo scoglio maggiore – aggiunge – è la quantità di lettori che è sempre poca in Italia e non sempre ho l’impressione che ci sia una volontà politica di stimolare davvero la cultura, l’istruzione e quindi la lettura. Si fa fatica, ma il trentennale ci sprona a guardare avanti. Devo dire grazie anche ai miei figli che in azienda mi supportano sempre più. Mi auguro naturalmente che l’emergenza passi presto e spero che questo periodo di chiusura in casa e di forte limitazione dei movimenti possa servire a scoprire la bellezza del libro che veicola una dimensione spirituale e “immateriale”. Come detto lavoriamo, portiamo avanti tutti i progetti che abbiamo pianificato e fino al limite della stampa, in attesa che la filiera riparta. Registriamo un’attenzione al libro digitale che pure offriamo sul sito, un comparto quello dell’ebook che in Italia almeno finora ha avuto una circolazione limitata rispetto ad altri Paesi europei o anglosassoni. Forse anche questa modalità sarà scoperta o riscoperta proprio a causa dell’emergenza che ci vuole chiusi in salotto, con le librerie fisiche chiuse e anche le catene di distribuzione come Amazon che riducono la vendita di libri cartacei. Significa che il libro in sé non è considerato un bene essenziale, e su questo ci sarebbe da discutere. Naturalmente se il libro digitale avrà preso piede con i volumi di traffico più importanti sarà anche da porre mano seriamente al discorso della pirateria digitale».
Ma quale è il ruolo di un editore oggi? «Deve difendere e garantire la qualità e la cura del prodotto a ogni costo, così come il giornalismo serio combatte le false notizie e tutela i lettori che vogliono tenersi informati. Questa crisi farà sì che ci troveremo, una volta finita l’emergenza, in una condizione probabilmente imprevedibile, in cui saremo chiamati a essere inventivi, lo vedo anche nella scuola: nel liceo scientifico di Pavia dove insegno ci siamo dovuti adattare ai programmi della didattica digitale in modo progressivo. Ciò detto, ho l’impressione che la crisi sollevi enormi punti interrogativi: chi è più esposto in termini economici rischia l’estinzione, una sorta di selezione della specie di tipo darwiniano. Quando usciremo, troveremo un mondo sicuramente cambiato».

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