Fermi e i tempi folli dei passaggi a livello: «Provvedimento inconciliabile con la città»

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Fa discutere e diventa un caso politico anche in Regione Lombardia l’allungamento dei tempi di chiusura dei passaggi a livello di Como nella tratta Como Camerlata -Como Lago legato all’installazione del sistema di sicurezza Scmt, Sistema di Controllo della Marcia del Treno, imposto dalle prescrizioni dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie.
Una goccia che fa traboccare il vaso di una città da anni alle prese, e sempre senza provvedimenti risolutivi, con il piano del traffico comunale.
Tra pochi giorni, ossia da settembre, con l’entrata in funzione del nuovo sistema di sicurezza Scmt, i tempi di chiusura delle sbarre passeranno dai 59 secondi attuali di via Bertinelli e piazza Verdi rispettivamente a 2’45’’ e 2’30’’ e da 1’01’’ a 2’15’’ in viale Battisti-Lecco. Ogni ora transitano fino a sei treni e i passaggi a livello saranno dunque chiusi fino a 17 minuti all’ora.
Il sindaco di Como Mario Landriscina paventa il caos totale per il traffico nel capoluogo lariano (il neoassessore alla Mobilità Pierangelo Gervasoni si è detto pronto a fermare i treni a Borghi per limitare i danni) e ha fatto appello ai parlamentari comaschi e anche ai consiglieri regionali lariani. Che rispondono all’appello, pur tra qualche distinguo.
Netta è ad esempio in merito la posizione del presidente del consiglio lombardo, il comasco Alessandro Fermi: «L’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie, istituita dal governo Prodi nel 2007, con sede a Firenze, è un ente appunto nazionale. Lo dico perché spesso come in questo caso ci si trova di fronte a provvedimenti calati dall’alto che non tengono conto delle esigenze dei territori. Ciò detto va presa una posizione netta, ossia la proposta della nuova tempistica non è affatto applicabile a Como, non è conciliabile con il caso del capoluogo lariano e pertanto l’agenzia venga sul posto e verifichi l’applicabilità di regole che pur salvaguardando la sicurezza all’atto pratico risultano dannose e antiecologiche, dato che causeranno un aumento di traffico e inquinamento».
Fermi fa anche riferimento al caso del passaggio a livello di Ferrovienord a Como Borghi, «un caso da terzo mondo che da anni è irrisolto per motivi tecnici» e apre il dibattito in termini più generali: «Le norme possono essere anche ispirate a principi molto nobili, ma vanno poi trasportate e verificate sul territorio, ossia nel rispetto delle singole peculiarità. Nel caso specifico dei nuovi tempi di chiusura, non ne capisco la ratio e di fatto trovo la nuova norma, lo ripeto, inapplicabile. Il proliferare di agenzie come questa spesso cozza contro le esigenze di una sacrosanta e auspicabile autonomia locale che sappia da un lato garantire la sicurezza ma anche, dall’altro, la qualità della vita di una comunità locale».
La questione è eminentemente politica per il consigliere regionale del Pd Angelo Orsenigo: «Proprio nel luglio scorso chiesi con un emendamento alla legge di bilancio in Regione l’incremento delle risorse destinato all’efficientamento dei passaggi a livello ferroviari in provincia di Como, al fine di ridurre ritardi e attese. Un aumento pari a 2 milioni di euro, che mi è stato bocciato. Quindi la maggioranza in regione ha una precisa responsabilità politica su questo, e mi permetto di evidenziare la bizzarria della situazione visto che il centrodestra seguita a governare anche la città di Como in continuità politica con il governo regionale lombardo. C’è poi un’altra questione: sono stati fatti interventi per migliorare le infrastrutture ferroviarie nel Comasco, penso ad Arosio e a Erba, mentre Como è sempre la cenerentola. Perché? A questo punto occorre convocare Ferrovienord presso la Commissione Trasporti in Regione, invitiamola a una audizione ufficiale per affrontare di petto la questione dei tempi di chiusura dei passaggi a livello. E su temi così delicati, caldi e urgenti è necessario anche aprire tavoli con le categorie del mondo economico del territorio lariano».
Sulla stessa lunghezza d’onda di Orsenigo è il parere del consigliere regionale comasco del Movimento Cinque Stelle Raffaele Erba: «Politici e tecnici si confrontino, la Commissione regionale V dedicata a infrastrutture e trasporti sia la sede istituzionale idonea a recepire questo dibattito e per trovare una mediazione tra esigenze di sicurezza e esigenze di altro genere del territorio nei tempi più rapidi ed efficaci. Le regole da applicare a volte necessitano di interventi correttivi e questo è uno dei casi. Serve però un approfondimento anche sul piano tecnico e per questo motivo dobbiamo entrare nel merito della questione per arrivare a una mediazione virtuosa. Per far questo la Regione deve farsi garante di un momento di concertazione che porti a comprendere al meglio criticità e margini di azione. Questo credo sia l’approccio da adottare. Si apre per Como un cantiere di ascolto e ricognizione dei problemi della viabilità, e la Regione Lombardia deve esserne garante».

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