Fortificazioni medievali a rischio in città. La Torre Gattoni è inclinata di un metro

Fessurazioni sulla San Vitale; forse è colpa di treni e pullman
Non c’è solo il rischio che cadano pezzi di pietra dalle torri delle fortificazioni medievali che cingono la città murata di Como, ormai sgretolati dalla vegetazione. C’è anche un piccolo “caso Pisa” nel capoluogo.
Infatti la Torre Gattoni dove il fisico Alessandro Volta svolgeva i suoi esperimenti (nella foto di Mattia Vacca, a lato), nota anche come Torre di Porta Nuova, di pianta pentagonale, risulta inclinata.
Un’inezia se consideriamo che si tratta di un colosso di pietra
di 28 metri di altezza, ma quanto basta a sollevare l’allarme: il “fuori piombo” è di 90 cm e inclina – lo si nota anche a occhio nudo – la torre verso il Genio Civile, scostandola dalle fortificazioni che cingono il centro storico.
Non ci sono rischi di crolli imminenti. Va detto che il fenomeno è noto agli studiosi da tempo ed è stato evidenziato nella tesi di laurea magistrale, svolta da tre studenti del Politecnico di Milano, che ha avuto come oggetto di studio proprio le torri medievali della città di Como.
La tesi di laurea è stata sviluppata dagli studenti Filippo Magatti di Como e Nicolò Zugnino di Novara, laureatisi in Ingegneria Edile, e dalla studentessa Anna Serafini di Bergamo, laureatasi in Architettura. I pannelli con gli abstract della loro tesi sono stati esposti dal 3 aprile fino a ieri nella Biblioteca civica di piazzetta Lucati e hanno sollevato – come ha evidenziato in questi giorni il nostro giornale – un notevole dibattito in città sulla salvaguardia dei beni culturali e sulla necessità di interventi urgenti.
Per i tre studenti non è un mistero che le torri richiedano «interventi di manutenzione straordinaria e consolidamento strutturale».
In particolare, la Torre Gattoni per i tre giovani studiosi «richiede un consolidamento strutturale utile a migliorare il comportamento globale dell’edificio».
«La Gattoni è stata monitorata partendo da un rilievo topografico del 1996 disponibile in Comune, e confrontando i dati che noi abbiamo raccolto per la tesi nel 2011 possiamo dire che, da allora, non si è spostata – dice il neodottore Magatti – Ma il cinematismo che evidenzia la struttura è evidente ed è sicuramente da monitorare con l’ausilio di strumenti di precisione. Nella nostra tesi abbiamo dedicato un intero capitolo alla diagnostica che meriterebbe il monumento e, in generale, tutto il sistema delle torri».
Con un investimento complessivo di 100mila euro che coprirebbe il noleggio delle apparecchiature e il loro utilizzo, sottolineano gli studenti nella loro tesi di laurea, si potrebbero allestire monitoraggi accuratissimi con inclinometri (per studiare eventuali cinematismi), strumenti per rilevare la qualità delle murature, strumenti per carotaggi ed endoscopie. Gli apparecchi di ultima generazione inviano dati a centraline remote: questo permetterebbe di non impiegare personale comunale per controllare periodicamente i monitoraggi. Per consolidare la Gattoni, invece, occorrerebbero cerchiature fuori terra e micropali da inserire nel terreno, costo 320mila euro.
Anche la Torre di San Vitale, che evidenzia problemi per la presenza di vegetazione che ha scalzato le pietre dalla malta cementizia, è inclinata ma assai più leggermente della Gattoni, tanto che è quasi impalpabile l’effetto. Solo 5 centimetri. Però, come evidenzia lo studio di tesi, vi sono state riscontrate, dice Magatti, «alcune fessure in corrispondenza dei giunti di malta che sono probabilmente legate al transito dei convogli ferroviari sulla linea delle Nord e dei pullman cittadini». Un ulteriore campanello di allarme per chi ha a cuore i monumenti.

Lorenzo Morandotti

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