Frode fiscale sulle auto di lusso. Condanne per un totale di 11 anni

Tribunale di Como, palazzo di giustizia

Quattro condanne con pene da un minimo di 2 anni e pena sospesa (in un caso) fino a 3 anni e 5 mesi, passando per 2 anni e 4 mesi e 3 anni e un mese. Un totale, dunque, di poco meno di 11 anni. È questa la decisione del giudice dell’udienza preliminare di Como, Francesco Angiolini, in merito alla vicenda che aveva riguardato una presunta frode fiscale sulla vendita delle auto con un ipotizzato giro d’affari da 15 milioni di euro.
Una posizione – delle cinque che erano state colpite dall’ordinanza cautelare che risale a un anno fa – è stata archiviata, accogliendo le tesi difensive dell’avvocato Ilvo Tolu e di Annalisa Abate.
L’indagine era stata condotta dalla guardia di finanza di Menaggio.
Le società coinvolte erano state tre, la prima con sede legale a Milano e sede operativa a Porlezza, la seconda con sede legale a Grandola ed Uniti e sede operativa a Carlazzo e la terza con sede legale a Monza e attività a Guanzate. Centinaia, secondo l’accusa, le macchine vendute dagli arrestati.
Gli acquirenti erano soprattutto giovani italiani, in particolare frontalieri, residenti nella zona del medio Lario e del Porlezzese. Le auto vendute rientravano in una fascia di prezzo tra i 25mila e i 70mila euro, con picchi superiori a 100mila euro.
Tra le macchine vendute una Porsche 911 S del 2017, valore di mercato superiore ai 124mila euro venduta a 117mila. Macchina che tuttavia era stata acquistata dalle società indagate (in Germania, senza Iva) a 97mila euro. Tutti insomma erano contenti: la società che ne traeva un utile di 20 mila euro e l’acquirente che si trovava la Porsche chiavi in mano con un risparmio di 7mila euro. Gli indagati, infatti, simulavano la vendita diretta dalla Germania all’acquirente finale, falsificando la fattura intestata correttamente dal venditore tedesco alle società coinvolte. Prezzi che ovviamente erano imbattibili per tutti i concorrenti delle società finite nella bufera.

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