Gatto Panceri prepara il rientro

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Cantautori – Il prossimo album, in lavorazione in via Sant’Abbondio a Como, sarà dedicato a tematiche sociali come la violenza sulle donne

Gatto Panceri sta registrando a Como un nuovo album. Lo abbiamo incontrato nello studio di Filadelfo Castro, chitarrista e produttore, in via Sant’Abbondio, presso il centro “Nerolidio Music Factory”.
«È il mio undicesimo album, e infatti si intitolerà Undici. Uscirà a breve. Sono ormai 20 anni che faccio canzoni. Ne avevo pronte alcune che mi soddisfacevano e così mi sono affidato a Filadelfo Castro, musicista comasco molto bravo, con il cui avevo già lavorato a Live. Da pochi mesi

è uscito un singolo, Vieni a vivere, che oggi serve soprattutto a comunicare il disco che verrà. Ci stiamo lavorando tutti i giorni, ma senza fretta; con la crisi della musica, un cantautore non si può permettere di uscire con un prodotto poco curato».
Quali temi tratterà?
«Meno amore, più tematiche sociali. Oggi è difficile pensare solo alla sfera del sentimento o alla poesia. Crudezza e realtà hanno preso il sopravvento. Penso a un pezzo come Brividi e lividi che parla della violenza sulle donne, tema tanto forte quanto, purtroppo, molto attuale».
Ma proprio l’amore non potrebbe essere una chiave di lettura per uscire da questo periodo buio?
«Probabilmente sì. Certo, la canzone d’amore è la canzone per antonomasia. Guarda i Rolling Stones: sono molto rock ma poi tutti riascoltano sempre Angie. D’altronde, nella vita di ognuno di noi la realizzazione sentimentale è uno dei traguardi più difficili da raggiungere. In questo cd, in un brano canto l’epilogo di un amore e in un altro una donna che aspetta un bambino. L’amore è fonte di ispirazione inesauribile, ma non può essere l’unico in un album».
Ma ha ancora senso fare dischi, oggi?
«Ho sempre fatto musica per passione, poi i dischi mi hanno anche dato da mangiare; quindi, per me, smettere sarebbe come smettere di vivere. Certo, oggi te lo devi poter permettere, ma continuo a essere in viaggio con la musica, a costo di rinunciare ad altro».
I concerti compensano la crisi delle vendite, secondo lei?
«Sì, ma servono nuove canzoni da cantare, altrimenti è come passare la vita a guardare la foto di quando eri bambino. A me non piace guardare indietro, faccio un lavoro bellissimo che continua a darmi grandi soddisfazioni; ho appena scritto una canzone per Raffaella Carrà. Ora, dopo Mina, Giorgia, Mietta, Bocelli, Leali, Fogli, Ranieri, mi manca solo Adriano Celentano: spero legga questa intervista».
Dei talent show e di Sanremo che pensa?
«Si sono gemellati tra loro, hanno fatto un patto. Nel primo caso, tutto nasce e muore troppo in fretta, senza ricerca. Ai miei tempi, una casa discografica ti studiava per mesi: in pochi giorni, forse, non si sarebbero scoperti nemmeno Battisti o Dalla. E così, al Festival chi non ha alle spalle almeno due dischi non dovrebbe partecipare».
Addirittura? Eppure la Cinquetti o Nada erano poco più che bambine…
«Altri tempi. Il problema maggiore è che oggi mancano i veri big. Quello dell’Ariston è un palco difficile, ci sono stato 4 volte come cantante e 8 come interprete, lo so».
Le piace registrare a Como?
«A parte il problema dei parcheggi, mi piace moltissimo. Qui da Nerolidio c’è un bellissimo clima inglese che spesso non si respira nemmeno nei migliori studi di Londra, Como è una bella città per la musica».

Maurizio Pratelli

Nella foto:
A sinistra, Gatto Panceri con Filadelfo Castro nello studio di registrazione di via Sant’Abbondio. Sopra, un primo piano dell’artista (fotoservizio Fkd)

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