Gervasoni e la lunga serie di errori nei cantieri di Como

Pierangelo Gervasoni

Le scuse, quando si commette un errore, sono sempre un gesto significativo e ben accetto. Se accade una volta di errare, nessun problema, a chi non è capitato. Se ricapita una seconda volta ci si può senza dubbio passare sopra e se per caso dovesse verificarsi anche un terzo inciampo, potrebbe valere il detto “non c’è due senza tre”. Se però si persevera nello sbaglio, per di più non nel predisporre operazioni particolarmente complesse ma nella gestione dell’ordinaria amministrazione, allora non può che venire in mente l’adagio latino errare humanum est, perseverare autem diabolicum.

Non ce ne voglia l’assessore ai Lavori pubblici Pierangelo Gervasoni, politico navigato che ben conosce l’arte del muoversi in equilibrio tra scuse necessarie per placare gli animi e rivendicazioni di aver fatto tutto il possibile per gestire al meglio la “cosa pubblica”, ma quanto accaduto con l’ultimo cantiere di via Borgovico, aperto lunedì mattina tra lo scetticismo generale per poi essere in fretta e furia chiuso dopo poche ore causa collasso della viabilità cittadina, ha riversato sull’assessore un diluvio di critiche e proteste: da quelle dei semplici cittadini bloccati nell’ennesimo cantiere cittadino a quelle ben più velenose e calibrate dei politici che si interrogano su quanto accaduto e che, inevitabilmente, snocciolano i ripetuti errori commessi in un anno dall’assessore Gervasoni entrato in giunta, dopo un rimpasto, nello scorso mese di luglio.

E fin da subito non sono mancati i temi di discussione. L’estate scorsa è infatti stata caratterizzata dalla notizia dell’entrata in vigore – a settembre – dei nuovi tempi di chiusura dei passaggi a livello di viale Lecco.
E così il mese di agosto è passato tra le minacce del neo assessore Gervasoni di voler addirittura fermare i treni a Como Borghi per far fronte alle conseguenze sul traffico dei nuovi tempi di chiusura. Ma poi, arrivato il giorno prestabilito nulla è accaduto. E dopo i primi giorni in cui l’assessore era andato a cronometrare personalmente i tempi di chiusura, ad oggi, nulla è cambiato. Poco dopo iniziava una lunga serie di errori connessi a dei cantieri stradali che hanno gettato la viabilità cittadina nel caos.

E così a inizio settembre prima un cantiere di Comocalor in via del Lavoro che aveva comportato la chiusura parziale del viadotto dei Lavatoi, riversando un’inattesa e gigantesca “slavina” di automobili su ogni strada in ingresso verso la Convalle e solo 48 ore i lavori per le strisce pedonali in viale Innocenzo XI, hanno contribuito a mettere sulla graticola l’assessore che si era scusato. A fine mese ancora: era il 29 settembre e la città finì nel caos per un cantiere necessario per la posa della fibra, avviato sempre in viale Roosevelt. E ancora il 7 ottobre, per di più con un’aggravante non di poco conto, ovvero il lago in piazza con le inevitabili conseguenze sulla viabilità. Ebbene, nonostante ciò, alcuni operai si erano messi a lavoro in un cantiere aperto proprio tra l’imbocco di via Sant’Abbondio e viale Roosevelt con inevitabile caos.

La lista potrebbe andare avanti fino ai giorni più recenti con il cantiere lampo di via Borgovico. Inoltre l’assessore appena nominato intervenne a gamba tesa anche sul piano del traffico redatto dal suo predecessore l’assessore Vincenzo Bella – che aveva preparato un testo a distanza di 19 anni dal precedente – dicendo di volerlo rivedere. Una situazione complessa senza contare che l’assessore Gervasoni è, per il suo ruolo, coinvolto anche in progetti di più ampio respiro che la città attende da anni come il nuovo palazzetto dello Sport, la piscina di Muggiò e le opere sul viadotto dei Lavatoi.

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