Giampiero Mughini racconta il “suo”  Ico Parisi
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Giampiero Mughini racconta il “suo” Ico Parisi

Giampiero Mughini, noto scrittore e giornalista nonché collezionista di tutto ciò che sa di Futurismo, si dice entusiasta che Como si prepari a ricordare l’amico Ico Parisi, grazie alla riedizione del catalogo della mostra Colori e forme della casa d’oggi del 1957 che vide il designer comasco capofila.
L’iniziativa è a cura dell’Ance (appuntamento per la presentazione martedì 11 dicembre alle 18 a Villa Olmo in via Cantoni a Como).
Entusiasta, Mughini: «Amo Parisi, e la vostra città e le sue radici culturali novecentesche, come il futurista Antonio Sant’Elia di cui ho collezionato varie pubblicazioni, così come i libri che parlano dell’architetto Giuseppe Terragni». Ma anche deluso, Mughini: «Mi domando quanti a Como sanno che in Pinacoteca sono conservati tanti disegni di Sant’Elia, genio futurista. E quanti passando dinanzi alla Casa del Fascio di Terragni sappiano che è un patrimonio di tutta l’umanità, degno di tutela da parte dell’Unesco. Peccato, però, che siano stati tolti i bassorilievi firmati dall’artista Mario Radice, per cieca furia iconoclasta. E mi domando anche quanti effettivamente sappiano che sul Lario ha operato un genio come Parisi, uno dei giganti assoluti dell’architettura e del design europei, specie durante gli anni Cinquanta. Ineguagliabile».
«Conservo gelosamente il numero della rivista Quadrante dedicato alla Casa del Fascio – rivela Mughini – dove furono pubblicate le foto scattate dal giovane Ico, allora “ragazzo di bottega” dello studio Terragni». E prosegue: «Ho conosciuto Parisi per un’intervista nel suo laboratorio-negozio “La ruota” di Como. E siamo diventati amici. Era un cenacolo per il fior fiore dell’intelligenza e della creatività italiana. Mi fece vedere le lettere che si scambiavano con l’architetto Gio Ponti: parole sempre accurate, preziose, prelibate, sempre con un disegno a suggello. Altro che gli sms di oggi. Con Ico salimmo fino in cima al Monumento ai Caduti di Como, ispirato da un disegno di Sant’Elia. E sostando davanti alla Casa del Fascio diceva: “Ma quale Razionalismo… È poesia allo stato puro».
A proposito: farne un museo o lasciarla alla finanza? «Meglio in mano ai militari, almeno la tengono da conto».

6 Dicembre 2018

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Lorenzo

Lorenzo Morandotti lmorandotti@corrierecomo.it


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