Giuseppe Doria: «Olimpiadi occasione unica per il rilancio»

Una tratto della Pedemontana

Le olimpiadi invernali del 2026 come «occasione unica» per dare a Como quelle due o tre infrastrutture che «tutti aspettano invano da anni».
Il presidente del circolo Willy Brandt, Giuseppe Doria, interviene nel dibattito aperto da giorni sul destino incerto del secondo lotto della tangenziale di Como. E rilancia uno dei temi ricorrenti della realtà lariana: come superare l’incapacità dei comaschi a fare squadra.
«Per motivi che nessuno ha mai davvero compreso, il nostro territorio è sempre stato poco coeso – dice Doria – si è mosso e continua a muoversi in maniera disordinata senza portare a casa risultati. Siamo incapaci di fare coalizione, di fare gruppo, di muoverci in una sola direzione».
Oggi la politica comasca ha un’unica possibilità, dice ancora Doria: «fare un passo di lato sugli obiettivi di partito e cominciare a lavorare a un’idea comune sui progetti utili al territorio». Progetti che l’ex segretario della Uil elenca in forma breve: «Il secondo lotto della tangenziale, il collegamento ferroviario con Lecco e il collegamento ferroviario tra Milano e Chiasso».
Un’occasione unica è alle porte: le olimpiadi invernali del 2026. «Un evento irripetibile – dice ancora Doria – che potrebbe portare a Como le risorse necessarie a realizzare almeno uno di questi grandi obiettivi infrastrutturali».
Il presidente del circolo Willy Brandt rammenta quanto accaduto «più in piccolo per Expo 2015, con il collegamento diretto con la fiera di Rho-Pero. Allora il tavolo della competitività riuscì a convincere il territorio a muoversi con un’unica voce. Non ci saranno altre opportunità simili nei prossimi 30 anni – insiste – I soldi bisogna andare a prenderli dove sono. E per le olimpiadi ci sono». Il problema, ammette Doria, è «il vuoto politico che oggi caratterizza la realtà comasca. Il tavolo della competitività è inesistente, la Provincia è debole e il capoluogo non sa esercitare un ruolo guida. Tocca ai sindaci, agli amministratori locali e alle forze sociali costruire un nuovo protagonismo del territorio. Uscire dalla palude. Il punto è che bisogna farlo molto in fretta».

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