“Giusy delle corriere”: condanne confermate
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“Giusy delle corriere”: condanne confermate

Era conosciuta da tutti, lungo le strade del lago, come “Giusy delle corriere”, in quanto autista di Asf in servizio sulla Regina. Il suo vero nome era però Giuseppina Girola, 40 anni. La donna, nel mese di gennaio del 2011, salutò tutti dicendo di doversi assentare per pochi giorni: doveva essere operata per rimuovere dei calcoli.
Il 19 gennaio 2011 Giuseppina fu ricoverata a Menaggio ma da quel giorno non si riprese più e morì il 24 febbraio dello stesso anno proprio per i problemi nati dall’intervento e non intuiti in tempo da due medici chirurghi poi finiti a processo. «Negligenze» consistite – secondo l’accusa – nel tagliare e poi nel chiudere condotti sbagliati.
Questa almeno era la tesi della Procura di Como, pm Antonio Nalesso (parte civile rappresentata dal legale Nuccia Quattrone), accolta dal giudice di primo grado, di secondo grado e nelle scorse settimane anche dalla Cassazione che ha chiuso la vicenda penale. L’allora primario di Chirurgia generale a Menaggio, Giampietro Creperio, ha rimediato un anno e sei mesi, mentre al medico chirurgo Amelia Bertulessi (che non aveva ricorso in Cassazione) sono stati riconosciuti 10 mesi.
La difesa dell’unico ricorrente di fronte ai giudici del “Palazzaccio”, aveva puntato il dito su tre elementi: la sussistenza di un errore senza colpa per una anomala conformazione dei dotti della paziente, l’assenza del primario dalla sala operatoria nel momento dell’errore fatale e il fatto che la morte fu causata – a dire delle difese – non dal primo intervento ma dal tentativo di riparazione allo stesso fatto in un altro ospedale.
Tesi che non hanno convinto i giudici romani che hanno invece confermato quanto deciso in Tribunale a Como e poi a Milano.
Sottolineando tra l’altro «le gravi negligenze post operatorie ascrivibili ai due imputati» che avrebbero potuto rendersi conto molto prima dell’errore commesso. L’intero intervento chirurgico tra l’altro fu videoregistrato e il cd è ovviamente confluito tra le carte del processo.

19 Novembre 2018

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Mauro Peverelli mpeverelli@corrierecomo.it


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