Gli avvocati: «No a una giustizia penale infinita» Il dibattito in biblioteca

Giustizia

«Quella che va combattuta è l’idea di una giustizia penale infinita… Non è questa la giustizia degli uomini che vivono nel tempo».
A parlare, di fronte ad una platea di più di un centinaio di persone (avvocati, magistrati, ma anche normali cittadini) è stato il professore Domenico Pulitanò nell’ambito del dibattito pubblico dal titolo “Prescrizione del reato. La giustizia penale e il tempo. Blocco della prescrizione dopo la sentenza di primo grado? Una scelta irragionevole”.
La serata rientra nella “battaglia” iniziata dalle Camere Penali (tra cui quella di Como e Lecco che ha organizzato l’evento al fianco dell’Ordine degli avvocati di Como) contro le modifiche annunciate alla prescrizione che verranno introdotte con la nuova legge che la interromperà dopo la sentenza di primo grado. Al dibattito – ospitato dalla biblioteca di Como – sono intervenuti il magistrato Mariano Fadda (che ha “pizzicato” gli avvocati sul tema degli «appelli dilatori»), il presidente dell’ordine Vincenzo Spezziga e gli avvocati Marcello Iantorno, Paola Savio (difensore tra gli altri di Anna Maria Franzoni) ed Edoardo Pacia, Presidente della Camera Penale di Como e Lecco.
«Vi sono fatti che sono reato e che nel momento in cui vengono commessi rendono doveroso l’attivarsi della macchina della giustizia – ha detto Pulitanò nel suo intervento – Ma alcuni di questi fatti possono essere scoloriti dal tempo, e sarebbe insensato anche ricordarli. È questo il senso di fondo di un istituto come la prescrizione, che ha una ragione profonda anche da un punto di vista sociale». «La ragionevole durata di un processo è scritta nella Costituzione e sta a cuore agli avvocati – è stata la chiosa – ma non è il fondamento dell’istituto della prescrizione».
Nel corso della serata sono stati letti numeri relativi al 2017: «Erano un milione i processi pendenti – ha detto Iantorno – Il 10% si è chiuso con la prescrizione, ma il 58% delle prescrizioni è avvenuto nella fase delle indagini preliminari». «Questa riforma – ha poi commentato Pacia – dividerà i processi in due. Ci saranno quelli che prenderanno un canale rapido, altri, magari solo all’apparenza meno importanti, che resteranno sospesi perché non considerati tali… e l’imputato rimarrà in attesa per anni. questo sarà il risultato di questo scempio che speriamo venga modificato». L’avvocato Savio ha poi attaccato «il populismo giudiziario che ci ha invaso», ricordando che «l’imputato non è un condannato e per questo non è giusto tenerlo imputato a vita», ma ricordando anche che «facendo i processi si fa solo il bene dei nostri assistiti».

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