Gli spari di mercoledì a Erba: sarebbe sceso dalla macchina tenendo già la pistola in pugno

Un'auto dei carabinieri

Da un anno non andavano d’accordo. Pare che l’uno non sapesse cosa facesse (e dove abitasse) l’altro. Motivi economici, ma soprattutto passionali, alla base della divisione deflagrata nelle ultime ore. Mercoledì, alle 13, si sono trovati uno di fronte all’altro. Il primo, però, aveva una pistola in pugno puntata verso il fratello. Avrebbe sparato per uccidere, ad altezza uomo, colpo che si è conficcato nel muro per la prontezza di riflessi del fratello che si è buttato a terra. Poi il padre avrebbe tentato di mettersi tra i due figli. Sarebbe questa la dinamica di quanto accaduto nei pressi di una ditta di Erba, lungo via Milano, azienda del tutto estranea all’accaduto. La Procura di Como, pubblico ministero Massimo Astori, non ha dubbi e contesta il tentato omicidio in concorso. Anche se il fratello che ha premuto il grilletto è ancora ricercato. Da quanto è stato possibile appurare, non solo avrebbe sparato ad altezza uomo, come detto, ma sarebbe anche sceso dall’auto con cui era giunto a Erba, già con il revolver in mano. Poi, all’arrivo del padre e del fratello, solo urla e spari. Tre, per la precisione. Nessuno andato a segno. Il primo finito nel muro, il secondo a terra, il terzo nell’auto dei familiari. Non si conosce la via di fuga del fratello, ucraino come tutta la famiglia e come l’unico arrestato, un 23enne residente a Segrate che avrebbe accompagnato l’aggressore sul posto dell’agguato.
Quest’ultimo sarebbe un suo collega di lavoro. Il suo ruolo è ancora tutto da comprendere. Oggi verrà interrogato in carcere dal giudice delle indagini preliminari di Como. La Procura gli contesta, in concorso con il ricercato, il tentato omicidio, il porto dell’arma, le minacce aggravate e il danneggiamento della vettura. Solo lui potrà poi aggiungere elementi sulla via di fuga dopo gli spari. Il timore è che il fratello ricercato possa aver varcato il confine già nelle ore successive all’accaduto. L’arrestato è invece stato raggiunto dai carabinieri del Norm di Como nella sua abitazione. Ai genitori, prima di essere condotto al Bassone, avrebbe riferito di non sapere quello che stava avvenendo, di non aver visto la pistola, di essersi limitato ad accompagnare il collega come gli aveva chiesto.

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