I nostri giovani e l’assurda rincorsa ad apparire Ma c’è un’onestà da salvaguardare negli acquisti

Risponde
Agostino Clerici

Segno della crisi o segno dei tempi? Leggo sul vostro giornale che un giovane comasco su due acquista prodotti contraffatti. L’importante è essere alla moda, avere un vestito o un oggetto “griffato”.
È quanto emerge da un’indagine condotta dalle associazioni dei consumatori. Cedere alla tentazione di oggetti falsificati è fare il gioco della malavita, ma anche una soluzione obbligata per chi ha pochi soldi in tasca. Va detto, però, che se per esempio si falsificano tessuti si minaccia la sopravvivenza delle aziende tessili comasche che sono già in debito d’ossigeno. Inoltre, spesso si rischia di mettere a repentaglio la salute, perché certi vestiti, giocattoli o addirittura medicine acquistate sul web sono prodotti in Paesi che non seguono le normative vigenti e possono procurare vere e proprie malattie, incidenti domestici e altri danni alle persone.
Il gioco, insomma, non vale la candela. Ma come farlo capire soprattutto ai nostri ragazzi?

Già, come farlo capire? Continuando ad insegnare – con le parole e con la testimonianza – che la vita non dipende da ciò che si possiede e tanto meno dalla firma sull’abito o sulle scarpe. Tutto parte da qui: la vera firma da cercare è un’altra e dipende dall’impegno e dal sacrificio con cui si onora la vita. So che questo insegnamento non è facile da trasmettere in un mondo che punta tutto sull’esteriorità. Talvolta, poi, i figli seguono le orme di mamma e papà in questa rincorsa all’apparire, che fa cadere tra le grinfie dell’industria del tarocco: l’indagine di cui il “Corriere di Como” ha dato conto nei giorni scorsi segnala anche un preoccupante 36% di adulti che avrebbero ceduto all’acquisto di prodotti contraffatti ed è chiaro che, se l’esempio vien dall’alto, non è facile poi farlo capire ai nostri ragazzi… I figli magari non ascoltano più i genitori, ma, comunque, anche quando il rapporto educativo è ancora vivo, fanno quello che vedono fare e non quello che si sentono dire.
Ora, in tempo di crisi il verbo da coniugare è uno solo: accontentarsi. Naturalmente, fatte salve le norme di sicurezza. Non è detto, però, che la maglietta griffata sia migliore e più sicura della maglietta – che magari proviene dallo stesso Paese asiatico – e che costa meno solo perché non dobbiamo pagarne la pubblicità. La maglietta con la falsa griffe, invece, rischia di essere anche un prodotto scadente, oltre ad essere contraffatto e, quindi, fuori legge.
La necessità di risparmiare imposta dai pochi soldi che uno si ritrova in tasca rischia così di andare a braccetto con l’italica arte dell’arrangiarsi. E le giovani generazioni naturalmente, che di soldi in tasca ne hanno ancora di meno, sono più sensibili a questa deriva verso il “falso”. Bisogna, invece, ricordarsi e ricordare che c’è una onestà da salvaguardare anche negli acquisti ed il nobile intento del risparmio non può e non deve essere mai a scapito del rispetto della legge e delle norme di sicurezza.
Questo discorso vale per una maglietta od un capo di abbigliamento o un paio di scarpe. Per i giocattoli o per le medicine bisogna aggiungere qualcosa. I giocattoli devono essere controllati, perché finiscono a stretto contatto dei bambini e anche in bocca ai più piccoli: un marchio di qualità richiede già un atto di fede da parte dell’acquirente, ma se il giocattolo è tarocco fidarsi è addirittura sbagliato e controproducente. Il discorso sulle medicine fasulle è ancora più complesso, perché entra in gioco l’anarchia della Rete: la vendita online dei farmaci dovrebbe essere severamente regolamentata a livello nazionale ed internazionale, ma la Rete è idrofoba alle regole e non è affatto facile trovare il modo di limitarne la libertà di azione. La regola, quindi, dobbiamo crearcela noi ed essere molto prudenti verso qualunque oggetto che ci venga proposto online, a maggior ragione se si tratta di prodotti che hanno a che fare con la nostra salute.
Graziella R. (una mamma)

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