Il campo progressista “apre” a Magatti. Piace il metodo, nessuno parla di alleanza

Palazzo Cernezzi

La proposta lanciata venerdì scorso da Bruno Magatti, dimissionario in consiglio comunale ma pronto a «riunire il campo progressista» di Como attorno al tavolo delle elezioni 2022, raccoglie pareri favorevoli. Piace, pur con qualche distinguo, soprattutto nel metodo. Nessuno si sbilancia, ovvio. Né concede troppe aperture di credito. Ma nessuno, allo stesso modo, boccia l’iniziativa.
Stefano Fanetti, capogruppo del Pd a Palazzo Cernezzi, parla di «approccio positivo. Costruire un campo largo, senza preclusioni e steccati, è ciò che sta tentando di fare anche il Pd per non ripetere l’errore delle scorse elezioni. Mettiamoci alle spalle le reciproche accuse e partiamo in tempo per evitare la frammentazione del centrosinistra, che giova soltanto al centrodestra». Come fare? «Parlare, costruire un programma, trovare le modalità dello stare insieme. Poi il candidato verrà da sé».
Su una «alleanza forte tra persone competenti» insiste invece Gioacchino Favara, per 5 anni in consiglio a Como con il Pd e oggi esponente di Italia Viva. «Noi abbiamo già lanciato un messaggio di apertura alla città – dice Favara – e abbiamo presentato sei punti nodali su cui costruire un programma. Della proposta di Magatti non mi piace unicamente il richiamo al campo del centrosinistra: potrebbe essere limitativo. Bisogna essere più inclusivi, aprirsi alla città. Lo dimostra anche la storia: Mario Lucini vinse perché aveva in coalizione molto più di ciò che oggi definiamo centrosinistra».
Un altro ex consigliere comunale Pd, Andrea Luppi, oggi esponente di Azione, il partito di Carlo Calenda, mette in risalto il «processo necessario da qui al voto. Prima di decidere con chi allearsi – dice – bisogna creare le condizioni per lavorare assieme. È il metodo giusto: pensiamo ai bisogni della città e a chiarirci bene le idee in una fase preparatoria nella quale, grazie al confronto, si possa capire se e come procedere». Anche Luppi, così come Favara, tende a superare il concetto di campo progressista. «Azione si pone come interlocutore di un’area più vasta del centrosinistra, credo quindi che l’apertura debba essere estesa a più aree politiche».
Secondo Vittorio Nessi, capogruppo di Svolta Civica, Magatti è «una figura di grande esperienza. Confidiamo nel fatto che possa contribuire, nei prossimi mesi, alla crescita del centrosinistra. Serviranno capacità di sintesi, di confronto e condivisione, doti che tutti i protagonisti della scena politica locale dovranno dimostrare e che, sicuramente, Magatti saprà interpretare al meglio».
Sul versante più “radicale” della possibile, futura coalizione, Celeste Grossi, candidata sindaca nel 2017 per La Prossima Como ed esponente di Sinistra Italiana, ammette: «abbiamo capito che stare in coalizione è necessario per vincere, tuttavia ciò non significa accettare che altri decidano tutto». Sino a questo momento, la condivisione con gli alleati “naturali” – il Pd e lo stesso Magatti – è stata scarsa, quasi nulla. «La Prossima Como non è mai stata contattata, non ci sono state discussioni. Se si cambia registro è un bene, ma la condivisione dev’essere autentica».
Infine il Movimento 5 Stelle, convitato di pietra di un progetto ancora in fieri. Fabio Aleotti, consigliere a Palazzo Cernezzi, è possibilista: «se ci inviteranno a una discussione ascolteremo senza preclusioni. Tutto il resto, a partire da possibili alleanze, è prematuro». In effetti, da qui al 2022 molte cose possono cambiare. Anche e soprattutto il Movimento di Beppe Grillo.

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