«Il Comune di Cernobbio deve risponderne civilmente». L’avvocato della maestra d’asilo fa ricorso in Appello

Tribunale di Como l'aula

«Non è stata una storia di maltrattamenti, ma di atteggiamenti a volte sopra le righe che non costituiscono reato. E se fossero stati visionati per intero i filmati, si sarebbero visti anche mille e più atteggiamenti materni».
Con queste motivazioni, l’avvocato Livia Zanetti ha presentato ricorso in Corte d’Appello a Milano in nome e per conto della maestra d’asilo di Cernobbio condannata in primo grado, a Como, alle pena di 4 anni (in Abbreviato malgrado lo sconto di un terzo della pena) per aver maltrattato alcuni bambini della struttura pubblica in cui lavorava.
Per Maria Grazia Viganò la richiesta del pubblico ministero era stata più bassa (3 anni e 10 mesi) di quanto poi deciso dal giudice.
Sei le parti civili costituite, il Comune di Cernobbio e cinque famiglie (rappresentate dai legali Simone Dotti e Vittorio Tusa), anche se la loro posizione era stata rinviata di fronte a un Tribunale Civile, con la sola eccezione di una prima parte di provvisionali (fra i 3 e i 5mila euro) già stabilite per quattro nuclei familiari.
Ora però la difesa ha presentato il ricorso di fronte alla Corte d’Appello di Milano attaccando, tra l’altro, proprio la costituzione di parte civile del Comune di Cernobbio.
«Il Comune è il datore di lavoro della maestra – scrive il legale – La condotta contestata dalla Procura si è svolta nell’ambito dell’attività lavorativa dell’imputata e si innesta nello svolgimento delle sue funzioni. La normativa civilistica prevede che il datore di lavoro abbia una responsabilità civile indiretta per il fatto illecito commesso dal proprio dipendente». Insomma, secondo la tesi della difesa, il Comune di Cernobbio sarebbe «venuto meno al proprio obbligo di vigilanza e controllo dell’operato del dipendente».
Quindi, «le uniche persone offese possono essere i soggetti maltrattati, non di certo la pubblica amministrazione di cui fa parte l’accusato».
«Quanto agli insulti e agli schiaffi – chiosa l’avvocato – non è neppure il caso di spendere molte parole poiché proprio non esistono».
La data dell’udienza di fronte ai giudici di secondo grado deve ancora essere fissata.
Intanto, il giudice delle indagini preliminari di Como, la dottoressa Maria Luisa Lo Gatto, ha revocato le misure cautelari a carico della ormai ex maestra d’asilo, sospesa dal servizio e che «sicuramente non avrà occasione di riprendere la sua attività di educatrice». Il gip ha revocato la misura cautelare ancora in essere, quella dell’obbligo di dimora, che aveva già sostituito in passato quella dei “domiciliari”.

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