Il drammatico racconto di una donna siriana dell’Erbese: «Mi picchiava, volevo ucciderlo, poi pensai ai bambini»

Tribunale di Como, Palazzo di Giustizia

«Mi picchiava. Non l’ho mai denunciato… per la paura di perdere i bambini e per non creare problemi alla mia famiglia all’interno della comunità siriana». Toni fortemente drammatici, ieri mattina, nel corso di una udienza per l’accusa di maltrattamenti in famiglia ai danni di una donna, con imputato il compagno 42enne originario della Siria. La vittima, siriana pure lei, ha raccontato il proprio dramma vissuto in un appartamento dell’Erbese con botte e maltrattamenti che proseguivano da tempo. «Un giorno mi trovato in cucina e mi colpì alla testa – ha detto la donna, molto provata – C’era un coltello, mi venne in mente di impugnarlo per ucciderlo. Poi però pensai a bambini e non feci nulla». «Quando fu arrestato – ha proseguito nel racconto, riferendosi a un altro fascicolo in cui il 42enne era stato coinvolto – mi promise che una volta uscito avrebbe modificato il suo comportamento, ma dopo tre giorni era già tutto come prima. Perché non ho mai denunciato? Da noi è così… Avevo vergogna, anche ad uscire di casa. Non volevo creare problemi alla mia famiglia nella comunità siriana. Mi picchiava, anche quando ero incinta. È iniziato tutto nel 2017. Non sono mai andata al pronto soccorso per non rendere la cosa pubblica e per paura di perdere i bambini».
Poi, esasperata, l’epilogo: «Un giorno uscì di casa, lasciò il cellulare. Così lo presi e cercai il numero dell’assistente sociale per raccontare quello che avveniva e l’ho denunciato».
L’assistente sociale, sentita ieri in udienza, ha confermato i timori della donna nel denunciare tutto, ricordando però che una volta aveva trovato la forza di uscire di casa: «La comunità siriana era però intervenuta e l’aveva indotta e rientrare nella casa del marito». L’udienza è stata rinviata ad aprile, quando verrà sentito l’imputato.

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