Il Nord Africa tra rivoluzioni e timori di teocrazie islamiche

Il dariosauro
di Dario Campione

Prima la Tunisia, poi l’Egitto. Il Nord Africa è una pentola che ribolle. La rivolta sociale si fa sempre più ampia. I regimi di “finta democrazia” insediati da anni e supportati dall’Occidente soprattutto per paura dell’estremismo islamico non sono più in grado di reggere l’urto della protesta popolare.
Siamo di fronte a una nuova “rivoluzione” che segue di oltre mezzo secolo quella panaraba. Nel secondo dopoguerra il Maghreb sciolse le catene colonialiste con il sostanziale appoggio

dell’opinione pubblica degli stessi Paesi europei che per decenni avevano “occupato” le terre nordafricane. Oggi la paura prende il sopravvento. L’Europa guarda con grandissima preoccupazione a quanto accade nel mondo arabo. Si teme un secondo Iran. Si paventano la nascita e l’affermazione di Stati teocratici che possano diffondere la jihad, la guerra santa dell’islam.
L’Egitto (e analogamente la Tunisia) è terra conosciuta, anche dai comaschi. Terra di turismo, di viaggi estivi e di vacanze al mare. Vedere in tv milioni di persone che chiedono riforme, democrazia, nuove classi dirigenti spiazza. Disorienta. Abituati, come siamo, a planare sulle spiagge del Mar Rosso o del Mediterraneo con le ciabatte ai piedi e le canotte sulle spalle, indifferenti a ogni problema che non sia la giusta collocazione in albergo e la possibilità di mangiare “internazionale”. Le cose sono cambiate. La ribellione dei popoli del Maghreb pone domande anche e soprattutto a noi, che in questi anni abbiamo accolto nel nostro Paese decine di migliaia di persone provenienti da quel mondo. Di questo parliamo stasera, in diretta, su Etv a partire dalle 20.30.

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