Il permaloso di “puzzadepur”

L’odore e il presidente
Le parole hanno un peso, un valore. A volte anche più di uno: dipende. Dal tono, dal contesto, dall’interpretazione che a esse si vuole dare. Detto questo, non possiamo negare che “Puzzadepur” sia una definizione forte: certamente ironica, provocatoria, ma forte. Però altrettanto forte è il problema. Anzi, la puzza – perché di questo alla fine si parla – che la Comodepur da viale Innocenzo XI diffonde nei dintorni, in una larga fetta della città, da anni.
Se, insomma, le parole contano

, a nostro modesto parere i fatti contano altrettanto, se non di più. La notizia della presa di posizione del presidente dell’ente, Andrea Coppa, ci pare perciò decisamente sbagliata. Il buon Coppa ha infatti più o meno detto così: i tecnici incontreranno i rappresentanti del comitato di cittadini che si lamentano della puzza emanata da Comodepur. Io no, perché il nome scelto è irriguardoso, insultante.
Beh, caro Coppa, non ci siamo. In ballo non c’è una discussione da bar tra due amici, e nemmeno una litigata tra ragazzini a scuola. In discussione, qui, c’è il sacrosanto diritto di un pezzo di Como a vivere senza miasmi e odori. Ad aprire le finestre di casa senza ventate nauseanti. E se due amici o un gruppo di ragazzini possono anche arrivare al più classico quanto inutile “non ti parlo più”, lei non può.
È vero che “Puzzadepur” è definizione per niente carina ma, d’altra parte, di quello si tratta. Di puzza generata dall’impianto di cui è presidente proprio quell’Andrea Coppa che rifiuta addirittura il colloquio. Come se fosse investito di un potere superiore per sedere – piccolo dettaglio, a pagamento – su quella poltrona.
Se di odori nauseabondi si parla, “Puzzadepur” è insomma la definizione giusta. Per quel che può valere, invitiamo perciò con la massima decisione il presidente di Comodepur a un repentino dietrofront. Lui, in quell’incarico, è al servizio della città, compresi quei cittadini arrabbiati per la puzza che ammorba le loro case. Lui, insieme ai tecnici, anzi in prima fila e prima ancora dei tecnici, ha il dovere di ascoltare e di adoperarsi per risolvere i problemi, se ci sono. Fare l’offeso è profondamente sbagliato, non serve. Anzi, ha l’odore – anche questo nauseante – di arroganza di potere. In viale Innocenzo c’è un problema: la puzza che l’impianto di depurazione delle acque genera. Tutto il resto è vuoto, aria fritta, politichese della peggiore specie. Ma c’è anche un problema di modi, di metodo, che ci induce a un consiglio. Anziché ignorare la gente o fare l’offeso, il presidente di Comodepur risolva il problema.
E se non ci riesce, o non ha gli strumenti, può sempre dimettersi.

Giorgio Civati

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