Il parroco di Monte Olimpino ricorda Adele e Franco

altLe vittime del disastro aereo
Da quasi tre lustri è prevosto a Monte Olimpino, sulla collina che domina Como, ma per tredici anni (dal 1982 al 1995) è stato parroco ad Abbadia Lariana. Proprio in quegli anni, don Tullio Salvetti, classe 1941, aveva conosciuto Adele e Franco Gianola, i due coniugi morti nell’incidente aereo di lunedì 9 giugno nei cieli lecchesi della Valvarrone, in cui ha perso la vita anche

il pilota comasco Pietro Brenna (oggi è prevista l’autopsia sulle salme, ancora da fissare le data dei funerali).È passata una settimana dal tragico volo e il pensiero del sacerdote va all’affiatata coppia «profondamente unita dall’amore – dice – che è segno dell’amore di Cristo come avevano promesso nel matrimonio, idee che penso abbiano attinto dal vescovo Dante Lafranconi, del quale erano amici».
«Un gruppo di ragazze e di ragazzi cresceva con me – dice don Tullio ricordando gli anni trascorsi ad Abbadia – con una frequentazione assidua dell’oratorio, della chiesa, della mia casa e della casa al Pian dei Resinelli. Il contatto con le famiglie era costante e costruttivo e tra queste vi era la famiglia di Adele e Franco».
Si è detto della loro scelta e del programma di vita, «che hanno cercato di realizzare con una vita di fede e di impegno nella comunità religiosa e civile. La loro casa – aggiunge il prevosto di Monte Olimpino – era un po’ come quella di Betania: accogliente, ospitale, luogo di incontro, di dialogo e di scambio di opinioni. La visione positiva delle cose permetteva di creare sempre un clima di allegria e di ottimismo. Contagiavano anche noi con la loro passione per Premana, dove ci invitavano nella stagione estiva per qualche escursione sugli alpeggi».
«Abbadia ci sembrava troppo piccola – osserva sempre don Tullio Salvetti – e il nostro sguardo andava lontano, al mondo che ci circondava e che volevamo conoscere più profondamente. Il primo grande viaggio lo facemmo con nove parrocchiani, tra i quali c’erano Adele e uno dei tre figli, Giovanni, in Brasile, dove svolgeva la sua missione don Battista Cossali. Fu un’esperienza indimenticabile, che ci mise in contatto con i problemi del Sud America».
Il sacerdote ricorda la visita alle maggiori capitali europee «alla ricerca e alla scoperta di cattedrali, monumenti, musei e culture diverse dalla nostra». Poi, due anni fa, un viaggio indimenticabile con Franco Gianola in Patagonia, per godere di panorami unici.
«Nel frattempo i tre figli crescevano – afferma sempre don Tullio – Sergio si è sposato e ha messo casa a Lecco. Anch’io ho lasciato Abbadia per approdare nella parrocchia di Monte Olimpino, dove ho potuto celebrare le nozze di Paola, mia nuova parrocchiana, con l’altro figlio Giovanni. Per ultimo si era sposato anche Sandro con Chiara. Poi la nascita dei primi nipoti (che oggi sono 14, ndr) e la gioia, oltre che dei genitori, dei nonni».
Il sacerdote continua: «Giovanni, papà di cinque figli e imprenditore, non ha più il tempo libero che aveva quando era ad Abbadia per stare in compagnia e parlare delle novità del giorno, ma se non altro la vicinanza fisica ci dà modo di vederci a messa, alle riunioni per la preparazione ai sacramenti dei figli, agli incontri di Azione Cattolica. È stato proprio lui – ricorda – a darmi la notizia del tragico incidente dell’idrovolante su cui volavano i suoi genitori».
Quindi una riflessione conclusiva: «Il dolore per la perdita è grande, ma la speranza dell’altra vita e di rivederci non viene meno. Non so perché il Signore li ha chiamati a sé in maniera così improvvisa e traumatica, ma so che sono morti insieme, come sono vissuti insieme. E sono morti mentre andavano a Premana, il loro rifugio sognato, attraverso la via del cielo. Ora la loro casa è ancora più grande e accogliente perché ormai sono nel banchetto celeste».
Quel banchetto, sottolinea don Tullio citando Isaia, che «preparato dal Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte… eliminerà la morte per sempre. Il Signore asciugherà le lacrime su ogni volto… e si dirà in quel giorno: “Ecco il nostro Dio, in Lui abbiamo sperato perché ci salvasse”», conclude.

Claudio Bottagisi

Nella foto:
A destra nella foto, don Tullio Salvetti, parroco di Monte Olimpino, con Franco Gianola (vittima dell’incidente aereo con la moglie Adele e il pilota, il giovane imprenditore comasco Pietro Brenna) durante un viaggio in Patagonia

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.