Il pescatore rimane in silenzio nell’interrogatorio davanti al giudice

alt

L’omicidio della pista ciclabile
La difesa: «Era già stato sentito molte volte prima dell’arresto»

Non ha parlato. Ha quindi scelto di non rispondere alle domande del giudice delle indagini preliminari Nicoletta Cremona. Lo stesso magistrato che la scorsa settimana aveva firmato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere con la pesante accusa dell’omicidio premeditato di Alfredo Sandrini, 40 anni di Sorico.
Si è svolto ieri mattina al Bassone l’interrogatorio di Franco Cerfoglio, il pescatore di Domaso (38 anni) ritenuto essere l’uomo che si appostò lungo la pista ciclabile che conduce

a Gera Lario per freddare il 40enne mentre pedalava in sella alla sua bicicletta. Quattro i colpi esplosi, tre quelli andati a segno, uno quello risultato mortale. Il sospettato, prima di finire in carcere colpito dall’ordinanza, aveva già parlato molte volte con gli inquirenti, ma nell’interrogatorio di ieri mattina ha scelto per la prima volta il silenzio. La conferma arriva dai suoi legali, Alida Sacchi e Pietro Bassi. «Si è avvalso della facoltà di non rispondere – dicono – E anche noi, allo stesso modo, non rilasciamo dichiarazioni. Nei giorni precedenti, tra l’altro, il nostro assistito era stato pressato molto dagli inquirenti ed era anche un po’ stanco». Gli avvocati al momento non avrebbero presentato alcuna istanza. L’unica concessione al silenzio è sullo stato di salute dell’arrestato. «L’ho trovato sereno e tranquillo», si lascia sfuggire l’avvocato Bassi. Del resto, come sottolineato proprio dai legali, Cerfoglio la propria versione di quello che avvenne quella sera del 3 gennaio 2014 l’aveva già data. Il pescatore aveva infatti dato un appuntamento al Sandrini (mai negato) per saldare un debito di droga di 120 euro (per gli inquirenti il totale era più alto, comunque inferiore ai mille euro). Il luogo scelto era il parcheggio dell’Ostello della gioventù di Domaso.
Ma una volta sul posto – stando al racconto dell’arrestato – Cerfoglio avrebbe notato un uomo con una torcia scambiandolo per un carabiniere. Da qui la decisione di spostarsi di qualche metro e di attendere Sandrini a bordo della sua barca a pochi metri dalla riva. Un incontro che poi non ci sarebbe stato perché il 38enne non avrebbe mai visto passare il 40enne di Sorico in sella alla bicicletta.
Una versione, questa, che non ha mai convinto la Procura di Como – pm Mariano Fadda – e i carabinieri che stanno indagando sull’omicidio. Prima di tutto c’è l’incongruenza dei bar indicati da Cerfoglio in cui ha riferito di aver trascorso le prime ore della serata: due su tre sono infatti risultati chiusi ad un controllo, mentre i titolari dell’ultimo hanno dichiarato di non aver visto il pescatore. C’è poi il fatto del come sia stato possibile non incontrarsi a Domaso (non in una metropoli) nonostante una serie infinita di telefonate (una ventina) in meno di due ore.
Infine, proprio il particolare della barca insospettisce i carabinieri: la pista ciclabile è infatti al buio e un uomo in bici con il faro acceso sarebbe stato facilmente visibile di notte, soprattutto dal lago. Tra l’altro, se così fosse stato, il pescatore avrebbe anche potuto vedere, proprio dall’acqua, l’omicidio del 40enne, dal momento che il luogo scelto per l’agguato è proprio affacciato sul lago. Insomma, una lunga serie di interrogativi che ancora rimangono su una vicenda ben lontana dall’essere chiusa ma su cui ora il sospettato ha scelto di far calare il silenzio.

Mauro Peverelli

Nella foto:
La pista ciclabile tra Domaso e Gera Lario dove è avvenuto l’omicidio di Alfredo Sandrini, 40 anni

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.