Il pessimo spettacolo che diamo di noi

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di Giorgio Civati

Liste, gruppi, categorie, addirittura quasi corporazioni. Tutti e tutte alla rincorsa più frenetica di due cose: vaccini e ristori. E non è un bello spettacolo. Provati da un anno di terribili problemi sanitari, enormi sacrifici economici e sociali e da un futuro ancora incerto, stiamo dando una pessima prova di noi: egoisti, egocentrici, focalizzati tutti principalmente su noi stessi, noi italiani a quanto pare ci sentiamo tutti unici, speciali, specialmente deboli e/o a rischio, meritevoli di stare un passo avanti nella fila dei vaccini o più sfortunati economicamente e quindi meritevoli di rimborsi e sostegni economici.

Probabilmente abbiamo tutti una buona dose di ragione, ma proprio per questo nessuno ne ha più degli altri. Eppure è tutto un lamentarsi, sgomitare, giustificare, chiedere e se possibile pretendere. Senza ritegno, senza vergogna.

Prendiamo i ristori. Chiaramente tutti ne avrebbero bisogno, vista la pessima situazione economica generale: come non provare apprensione per le difficoltà di gestori di palestre e piscine, di addetti allo spettacolo, operatori della cultura, gente del circo, benzinai che se ci si muove di meno anche loro soffrono, parrucchieri ed estetiste? E il tessile e la moda, tanto per stare dalle parti di Como? E le compagnie aeree, la navigazione, ovviamente anche il turismo e la ristorazione? Un elenco infinito, che magari potrebbe allargarsi ai posteggiatori abusivi – pure loro devono mangiare o no? – e a chissà quale altra categoria. Ma i soldi per tutti non ci sono.

Stessa storia per i vaccini. In un anno il mondo si è inventato dal nulla qualche siero che pare efficace per combattere la pandemia in atto, ma da qui a mandare a regime la produzione e organizzarne la distribuzione ce ne passa. Eppure tutti lo chiedono, questo vaccino, alla faccia dei piani di chi ci governa ed è stato messo lì, appunto, per decidere. Over ottant’anni, malati gravi, persone fragili, personale in prima linea nella lotta al Covid sono state le scelte fatte, che hanno un senso. Possono essere non del tutto condivisibili, ma del resto mica siamo tutti scienziati e soprattutto nemmeno governanti. Eppure, anche in questo caso, tra furberie, piagnistei, minacce e lusinghe, la lista delle richieste di una spintarella in avanti nella tempistica per la somministrazione dei vaccini – che poi loro lo chiamano un diritto – è chilometrica.

Ma ciò che sfugge ai questuanti della dose per immunizzarsi o del contributo per sistemare almeno un po’ conti che non quadrano e bilanci di un anno terribile, è che non ce n’è per tutti. Non ci sono vaccini a sufficienza, almeno per ora, e a breve nemmeno soldi. D’altra parte ci sentiamo e ci siamo probabilmente sentiti sempre un po’ tutti unici, tutti speciali anche di fronte al Covid. Individui, gruppi, liste, categorie. Ma il Covid se ne frega, nella peggiore delle ipotesi uccide e se va appena un po’ meglio fiacca nel corpo, nell’anima e nel portafogli, nonostante tutto questo sgomitare per un passo avanti nella fila dei vaccini o dei rimborsi.

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