La vera vacanza dei bambini sarebbe la scuola

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Finalmente un linguaggio nuovo da Draghi: anche in zona rossa si va a scuola fino alla 1ª media. È l’attenzione che aspettavamo verso il mondo formativo, ed anche verso le famiglie con bimbi piccoli, penalizzate nei propri lavori ed attività. Bene, allora anche in Lombardia, anche a Como a scuola nonostante la bandiera rossa, in classe subito? No, il 7 aprile. Sì, avete capito bene, si torna a scuola dopo le vacanze di Pasqua.

Ma di che cosa parliamo? Ma quali vacanze? Si calcola che fino ad oggi i programmi nelle scuole siano stati svolti per circa un quarto. E abbiamo bisogno di vacanze? Ma a chi servono? Qualcuno si ricorda che abbiamo avuto anche delle imperdibili ed improcrastinabili elezioni in settembre? E dove si è andati a votare? Nei municipi e nelle circoscrizioni? No signori, nelle scuole. Dopo un anno scolastico come il 2019-2020, svolto a metà, c’era forse bisogno di fermare le scuole qualche giorno per delle elezioni? E adesso nelle regioni rosse, cioè quasi tutte, dopo mesi di didattica singhiozzante, c’è bisogno di vacanze pasquali?

Beh, direte sono pochi giorni, forse 4. A parte che sono preziosi comunque, ma allora rovescio il discorso, a che cosa servono 4 giorni di vacanza adesso, in questo contesto? Via non si può andare, bisogna stare in casa, parenti non se ne possono vedere, gite fuori porta non si fanno, pic-nic e campeggi vietatissimi.

È proprio vero il contrario: andare a scuola sarebbe la vera vacanza per dei bimbi, perché è appunto dei più piccolini che parliamo, che non vedono altri coetanei da settimane, che passano ore ed ore alla tv o su inguardabili chat e social. La vera distrazione sarebbe cambiare ambiente, stare con altri bimbi. Ma c’è un contratto nazionale direte, le vacanze di Pasqua sono scritte sulle tavole di pietra. Settimo: non ammazzare, ottavo: fai le vacanze di Pasqua. Sento già i rombi sindacali, i malumori di categoria. Le vacanze sono sacre! Mah, avevamo capito che si trattasse di una pandemia e che ogni parte sociale dovesse il proprio contributo. Sì, avevamo persino sentito, ma forse ci sbagliavamo, che alle categorie sanitarie erano state sospese le ferie ed i turni di riposo nella prima, seconda e terza ondata. Abbiamo saputo di personale della grande distribuzione al lavoro tutti i giorni, festivi compresi.

Attenzione, non cadremo nella tentazione e nell’errore di confrontare chi ha lavorato e dato di più. In ogni categoria ci sono stati gesti eroici, e tutti ricordiamo la maestra che in primavera appena dopo il lockdown a scuole chiuse ha riunito i propri bimbi al parco per raccontare loro storie (e infatti è stata massacrata per questo). Ma che diamine, 4-5 giorni di vacanza pasquali potevano essere spesi meglio che stare ancora in casa malamente incollati a tablet e pc. Mai come adesso servono gesti innovativi e non i soliti riti del passato. Non doveva forse cambiare tutto? Non dovevamo uscirne migliori?  

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