Il presidente di Confcommercio: «Senza regole questa crisi è un ergastolo»

Premier e imprese

Fase 2: siamo allo sbando. Parola del presidente di Confcommercio Como Giovanni Ciceri. «Non c’è allo stato dei fatti chiarezza sulle norme, non ci sono le condizioni per lavorare in serenità in questa fase. Qualcuno sa con esattezza quanti sono i contagiati sul territorio? Qualcuno ha regole certe sulla sanificazione? Noi no. Eppure siamo un punto di riferimento per l’economia lariana in questa fase, riceviamo un fiume di telefonate per richieste di chiarimenti. Che non riusciamo a dare».
A completamento della fotografia l’avvocato Ciceri sottolinea anche la grande passione di chi si appresta a ripartire: «C’è tanta voglia di ricominciare tra i nostri operatori, ma si accompagna alla paura, di fronte a una situazione incerta in cui mancano indicazioni chiare e dirette. Le stiamo aspettando da aprile e mancano pochi giorni. Per molti sarà comunque una ripartenza con il 70% in meno di attività, e per molti la domanda cruciale sarà: chi me lo fa fare? La differenza dei mancati incassi chi la coprirà? Come pago le tasse? Senza un aiuto sarà impossibile».
Ecco perché, sostiene Ciceri, occorrono misure drastiche: «Le chiediamo da tempo: defiscalizzazione per un biennio, tasse comunali sospese. Su questo secondo aspetto abbiamo, devo dire, l’assenso di molti sindaci del nostro territorio che hanno dichiarato la loro disponibilità. È lo Stato che deve fare la sua parte. Sia chiaro: vogliamo lavorare, ma vogliamo farlo in totale sicurezza a tutela dei lavoratori e dei clienti. Il nostro settore, come del resto altri del Paese, ha dimostrato durante la fase uno della pandemia il proprio senso di responsabilità e un forte senso civico. A fronte di questo ci aspettiamo altrettanta serietà, dato che siamo una delle categorie più punite da questa crisi. Che è una crisi di sistema e come tale va affrontata e superata. Pensiamo agli albergatori, pensiamo a chi lavora nello spettacolo. Serve un intervento pesante e serio, per uscire da una situazione di incertezza che è automaticamente fonte di ansia. Non sapere come combattere il nemico è la cosa peggiore. Rispetteremo le norme che saranno emanate, sia chiaro. Ma speriamo di non essere vessati da formalismi inutili e fuori luogo. E soprattutto ci aspettiamo certezze. Senza dati oggettivi sarà impossibile pianificare il futuro. Altrimenti questa crisi sarà un ergastolo, un fine pena mai e non ce lo meritiamo».

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