Il silenzio è d’oro. Ma non sempre

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di Giorgio Civati

Il silenzio è d’oro, recita un vecchio adagio popolare. Ma non sempre. Prendiamo ad esempio l’inchiesta sulle presunte tangenti che ha coinvolto alcuni  funzionari dell’Agenzia delle entrate, commercialisti e imprenditori tra Como e dintorni. Un “virus letale”, perché mina le fondamenta di una società che si dice civile, indebolendo sia le istituzioni sia l’immagine di un distretto industriale che ha sempre fatto vanto di doti etiche oltre che dei propri prodotti.

Tra indagini e intercettazioni, la vicenda appare molto pesante. E ovviamente ha scosso nel profondo la città, il territorio. Se ne parla tanto, ma sottovoce. Con qualche presa di posizione ufficiale ma neanche tante, a mio parere. I commercialisti, per esempio, hanno difeso la categoria sottolineando l’onestà dei più. Precisazione dovuta e doverosa, niente di diverso ci si poteva aspettare. Gli inquirenti, dal canto loro, hanno sottolineato e stigmatizzato la diffusione e le ramificazioni di questo presunto “sistema”.

E, ancora una volta, è tutto nella norma. Ciò che invece ci pare fuori dal normale è il silenzio di una categoria ampiamente coinvolta nella bufera, quella degli imprenditori. Nessuna uscita, nemmeno un commento. Ovviamente è comprensibile che parlare di colleghi non sia semplice. E, però, questo tacere ci ha stupito. Qualcuno, in qualche modo, avrebbe potuto dire qualcosa. Forse, avrebbe addirittura dovuto. Magari come i commercialisti, con grande cautela.

Forse con le solite formule garantiste tipo “aspettiamo la fine delle indagini” ma “se così fosse si è sbagliato” e ancora “forse senza rendersi conto della gravità delle azioni intraprese”. Addirittura sottolineando che la stragrande maggioranza delle aziende comasche le tasse le pagano, ma sarebbe stato ambiguo perché metteva l’accento sul fatto che, invece, alcuni forse le tasse avrebbero cercato proprio di non pagarle, o pagarle il meno possibile.  Invece, c’è stato solo un silenzio assordante.

Almeno da una certa parte di Como, casualmente quella più coinvolta, quella delle aziende e dei loro leader, ma anche delle associazioni che li rappresentano.

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