Pandemia, le lezioni da non dimenticare

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Un noto proverbio in inglese recita “when you lose, don’t lose the lesson”, tradotto: quando perdi, non perder(ne) la lezione. Ci sforziamo di applicarlo alla vicenda pandemia da Coronavirus, soprattutto in àmbito sanitario. Come sappiamo infatti, non è andato tutto bene come auspicato ed abbiamo perso. Quindi cerchiamo almeno di non smarrire le tante lezioni che ci restano. Non potendo dissertare su tutto, mettiamone a fuoco alcune.

La tecnologia ci ha molto aiutati. Poter dialogare e soprattutto vedere a distanza tramite dispositivi informatici non solo ha fatto fare un balzo in avanti alla Medicina, ma ha sostenuto tantissimi malati che diversamente sarebbero stati abbandonati nelle proprie abitazioni. Ha poi consentito agli ospedali di comunicare, tra centri maggiori e minori, nel modello noto da tempo come “hub and spoke”.

La difficoltà di accedere agli ospedali diventati purtroppo essi stessi fonte di contagio ha sicuramente peggiorato le condizioni dei cosiddetti malati no-Covid, obbligandoci tutti ad implementare, ed aggiungiamo finalmente, la Telemedicina. Che non è qualcosa di fantascientifico, cioè non deve essere per forza la risultante di migliaia di sensori posizionati al domicilio ed analizzati da chissà quale intelligenza artificiale posta a Palo Alto in California.

Può semplicemente trattarsi di un coniuge che filma con telefonino la persona malata ed invia al medico di base o allo specialista, oppure che riprende il paziente in diretta tramite chiamata su Facetime o Whatsapp.

Non è difficile, se ce l’ha fatta chi scrive, è sicuramente una tecnologia accessibile.  Certo, ci sono dei ma e tante criticità. Non tutte le diagnosi sono fattibili, né tutte le condizioni gestibili.

Vi sono poi reti non protette, privacy a rischio, tirate d’orecchie del garante e menate varie. Sì, diciamo anche menate, perché se ho un occhio grosso come un cocomero o una strana macchia sulla pelle ed anche la bocca storta con una palpebra semiaperta, scusate, ma chissenefrega della privacy, voglio solo che il medico da remoto capisca, ed in fretta, se mi devo preoccupare.

Se poi la tecnologia ci doterà di reti protette tra il mio telefonino ed il Pc del medico tanto meglio, ma non credo che il 99% dell’umanità abbia più paura dei paparazzi informatici che del malanno stesso.

Un’altra lezione è venuta dal successo avuto tramite un servizio che abbiamo offerto fin da subito: una linea telefonica aperta ospedale-malati due ore al giorno. Per parlare di terapie, condizioni, stati d’animo, sintomi, segni. Un banale e semplice telefono, in utilizzo diffuso da oltre 70 anni.

I pazienti avevano bisogno di aiuto, come è logico, ed anche quando questo non poteva essere fornito in maniera completa, era sufficiente essere ascoltati, per poter raccontare il proprio dolore o anche solo la propria solitudine. Poter portare la croce con qualcuno, accogliente e se possibile competente. Non è una lezione nuova di questa tragedia, ma antica come l’umanità. Serviva una pandemia per ricordarcelo?

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