Il “sistema Pennestrì” e la corruzione per risolvere i guai con il fisco: patteggiano i Taborelli e l’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate

agenzia delle entrate como

Raffica di patteggiamenti ieri mattina nel corso dell’udienza preliminare di fronte al giudice Carlo Cecchetti. Al centro dell’attenzione il fascicolo che aveva indagato sulle “mazzette” che – provenienti da alcuni clienti dello studio Pennestrì – giungevano all’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate di Como, Roberto Leoni. Quest’ultimo, che era stato anche l’ultimo (dei primi arrestati) a chiedere di parlare con il pm Pasquale Addesso, ieri ha ratificato il patteggiamento a quattro anni più un risarcimento di 30mila euro. Hanno patteggiato un anno e 10 mesi a testa – con un risarcimento di 60mila euro – anche i Taborelli, Ambrogio e Mario Alberto, finiti pure loro nella maxi inchiesta della Procura lariana. Secondo l’accusa, l’ex presidente della Camera di Commercio e degli Industriali della provincia di Como, Ambrogio Taborelli, e il fratello Mario Alberto Taborelli, già parlamentare di Forza Italia, avrebbero ottenuto, tramite i Pennestrì, «indebite riduzioni delle pretese erariali e la protezione da future verifiche fiscali» pagando il “disturbo” 53mila euro di cui 10mila per Leoni e gli altri per la «mediazione corruttiva» dei noti commercialisti. L’inchiesta intanto prosegue: ieri mattina nell’ufficio del pm sono proseguiti gli interrogatori ancora legati a questa indagine. Sono altre infatti le industrie tessili del territorio (e non solo) che – finite nell’occhio della Procura – hanno chiesto, tramite i propri rappresentanti, di essere sentiti dal sostituto procuratore titolare del fascicolo.

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