di Giorgio Civati, Opinioni & Commenti

Il tessile lariano ha qualcosa in più

di Giorgio Civati

Qualche giorno fa la Como del tessile e della cultura ha dato prova di essere viva, vivace, orientata al futuro. Dopo venticinque anni di attività e di apprezzamento anche internazionali, Miniartextil da evento e associazione ha cambiato pelle, è cresciuta, si è data un futuro dopo un passato comunque già importante e si è “evoluta” nella Fondazione Bortolaso – Totaro – Sponga. Miniartextil si è insomma data un assetto più stabile, più definito e definitivo. Ed è proprio da qui, dalle fondazioni legate al tessile e alla cultura del tessile, che pensiamo possa partire una riflessione.

Il territorio vede infatti presenti e attive alcune fondazioni strettamente legate – intrecciate trama e ordito, verrebbe da dire – alla seta, ai tessuti e all’industria serica comasca. Pensiamo alla Fondazione Antonio Ratti, a quella del Setificio, aggiungendoci anche quello splendido Museo della Seta cui manca ancora e da sempre una sede più dignitosa ma non mancano certo reperti, “pezzi” della storia industriale tessile comasca, così come non mancano passione e impegno di parecchi. E poi il Setificio stesso con l’associazione degli ex allievi, il primo fucina di nuove competenze e di personale per le aziende e la seconda “legame” culturale indissolubile tra giovani e meno giovani, nel segno di una istruzione e di una formazione comuni. Miniartextil, insomma, ha sottolineato un fatto, per niente ovvio o comunque troppo trascurato.

Questa Como per molti versi acciaccata e trascurata e questo distretto serico che deve fare i conti quotidianamente con sempre nuovi e più agguerriti competitor mondiali, hanno dalla loro un plus: una storia e un passato, una cultura tessile e artistica, fattori evidenziati dalle iniziative citate ma anche da altre e che rappresentano una solida base di conoscenza e di esperienza. Un “valore aggiunto” che poche realtà nel mondo possiedono. Forse nessuna. Siamo convinti che anche in un’epoca di globalizzazione esasperata, di economie di scala e di business prima di tutto a fare la differenza sia anche una qualche cultura del fare, che applicata al tessile significa appunto anche fare perno sulla cultura legata a un pezzo di stoffa, a una stampa, a uno jacquard. E il fatto che Como veda qualche vecchio nome tra le Fondazioni – Ratti e Setificio – e uno nuovo che si è aggiunto proprio in questi giorni, quella Fondazione Bortolaso – Totaro – Sponga di recentissima creazione, insieme alla galassia di iniziative citate, lascia ben sperare: il made in Como ha una base solida, unica, fatta anche di cultura tessile oltre che di business.

Vero, in passato c’erano più soldi a disposizione: oggi è tutto più difficile. Ma coordinare le varie iniziative di cultura e di arte legate al tessile, dando il massimo risalto a ogni evento, è una grande opportunità per il made in Como della seta e per il territorio.

14 settembre 2018

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