Il Titanic, le scialuppe di salvataggio e la bontà dimenticata

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di Mario Guidotti

Ma non dovevamo diventare tutti più buoni? Non si era detto, nel pieno dell’epidemia, quando cioè non c’erano più posti nelle Terapia intensive, quando i rianimatori dovevano applicare linee guida per decidere chi e quando attaccare ai pochi respiratori rimasti liberi, che ne saremmo usciti tutti migliori?

Forse è ancora presto, ma a giudicare da quello che si vede in giro e si legge sui giornali sembra che siamo tornati quelli di prima, anzi più cattivelli.

Nella quotidianità si osservano esempi di ordinaria aggressività e maleducazione. Dal mancato rispetto delle regole di uscita dall’emergenza (leggi uso delle mascherine e divieto di assembramenti), al totale menefreghismo urbano (circolazione anarchica, parcheggio selvaggio, abbandono rifiuti), alla ripresa malavitosa (impennata di rapine, violenze di ogni genere), al terrore della rabbia sociale.

Riguardo l’ultimo punto si è poi molto equivocato. Da un lato si teme il crescendo di un clima di odio (per chi e per cosa?), che può sfociare in rivolte sociali, da parte di chi è rimasto senza lavoro, senza sussidi, senza risorse, e qui lasciamo il campo a sociologi e studiosi di psicologia di massa. Dall’altro ci pare meno comprensibile la presunta rabbia di chi, chiuso in casa per oltre due mesi, deve ora dare pieno sfogo alla sua libertà, altrimenti… si arrabbia.

Una disposizione presa per preservare la salute di tutti e la tenuta del sistema è stata percepita unicamente come una sottrazione di libertà.

Serve ricordare che studi autorevoli (Politecnico di Milano con Università di Venezia e Padova) hanno calcolato che senza lockdown esteso a tutta la nazione si sarebbero registrati 600mila casi in più di malattia da Coronavirus, con 200mila ricoveri, in un momento dove tutte le Terapie intensive erano sature ed i reparti pneumologici venivano creati in qualunque precedente unità ospedaliera.

E nessuno ha mai calcolato, né potrà mai farlo, le morti che ci sono state per non aver potuto ricoverare e curare i malati non Covid, che di colpo hanno perso accoglienza e rappresentanza.

E a proposito di Terapie intensive, a chi ora sbeffeggia quella della Fiera di Milano, considerata una cattedrale nel deserto, ci piacerebbe far rivivere le angosce dei rianimatori ed infermieri che “pompavano” i palloni autoespandibili (Ambu) per ore in attesa che il centro di coordinamento trovasse un posto in rianimazione anche in altre regioni o persino in Germania.

Si chiamano scialuppe di salvataggio, in marzo avremmo strapagato per averle, ora siamo più sereni a pensare che ci siano, come su qualunque nave. Magari il Titanic ne avesse avute di più!

Ma giù polemiche politiche, rabbia, disagio. Per la serie appunto che siamo sempre gli stessi, né più buoni, né migliori, anzi.  Quindi ritirate per favore tutti quei cartelli melensi “andrà tutto bene” (sottotitolo: “a me, al massimo alla mia famiglia”).

È andata molto male, tanti morti, tanti debiti, tanta recessione.

In più non siamo neppure diventati migliori.

Evitiamo almeno inutili polemiche, per non aggravare una situazione già tanto difficile così.

Paura sì, rabbia no.

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