IL TUNNEL DELLO SCANDALO CHE HA FERMATO IL TEMPO

Parole come pietre
di Marco Guggiari

Bisognerebbe scriverla la storia dei lavori pubblici in questo Paese, un po’ come si fa con altri tratti della vicenda e del costume nazionali: i trasporti, le vacanze, il Giro d’Italia.
Il Comasco offrirebbe certamente spunti interessanti.
Prendiamo la galleria infinita di Valsolda: quattro chilometri in corso d’opera da ventuno anni.
L’altro giorno i vertici dell’Anas hanno comunicato l’ennesimo rinvio: il tunnel aprirà tra dieci mesi. Intanto il costo è lievitato dai 20 miliardi

di vecchie lire inizialmente stimati agli oltre 90 milioni di euro attuali.
Pensiamo a quei lontani primi colpi di piccone.
Da come eravamo si capisce che è trascorso un tempo anomalo. È il metodo della comparazione. Aiuta e indigna. Apre gli occhi e lascia senza parole. Nel 1990 Raul Gardini inaugurava il Moro di Venezia, la barca che concorrerà poi all’America’s Cup. Tangentopoli non era ancora scoppiata e il tragico destino suicida dell’imprenditore ravennate non era ipotizzabile.
In Italia si disputavano i Mondiali di calcio, con le notti magiche in stadi nuovissimi, oggi quasi tutti da rifare, illuminati dagli occhi spiritati di Totò Schillaci.
Il regista Francis Ford Coppola girava “Il Padrino parte III”. Fabrizio De Andrè, che ora non c’è più, cantava “Don Rafaè”.
Giulio Andreotti era il capo del governo, i partiti – tranne la Lega Nord – avevano storie e nomi completamente diversi dagli attuali.
A Valsolda e dintorni la galleria incompiuta ha fermato il tempo. Anzi no, le lancette hanno fatto il loro corso. Un’intera generazione di pendolari è passata.
E ha trascorso un bel po’ della propria vita in coda, anche due ore al giorno, tutte le mattine, per quel pezzetto di strada che separa l’Italia dalla Svizzera.

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