Il vaccino non è il Sacro Graal

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Non sarà una passeggiata. Diciamolo subito, a scanso di equivoci e non per fare i soliti gufi, ma per tenere bene a freno le aspettative, che non diventino illusioni. Stiamo parlando della vaccinazione contro il maledetto Coronavirus.

Guardiamo ormai al vaccino come antidoto finale, come Sacro Graal, simbolo di rinascita e ripartenza, a cui aggrapparci perché è ormai evidente a tutti che le altre armi da adottare sono andate in cavalleria. Mascherine: quasi tutte indossate sotto il naso, spesso sostituite con inutili stracci raccapezzati qua e là, tolte, toccate e malmenate di continuo. Distanziamento: non c’è momento che non si veda gente che si sta addosso, che non rinuncia a parlottare fuori dal bar, all’uscita delle scuole, in ufficio alla macchinetta, sul cantiere. Igiene mani: mah… Tutto annacquato, tanto c’è il vaccino.

Vediamo: sarà un’impresa ciclopica, gigantesca, epica, per motivi logistici ed organizzativi. Tutte cose che notoriamente agli italiani non vengono benissimo. Non riusciamo a fare la coda al supermercato, figuratevi quasi sessanta milioni di cittadini che devono vaccinarsi. Intanto ciascuno avrà da dire la sua, perché se neppure un virologo di fama riesce a non sproloquiare su un argomento delicatissimo da un punto di vista mediatico, figuratevi voi tutti gli altri cittadini espertissimi in tutto, dal modulo della nazionale di calcio, alla riduzione del debito pubblico ed evidentemente anche alle modalità di preparazione e distribuzione di un vaccino.

Nessuno poi ci dice se: chi verrà vaccinato dovrà eseguire poco (pochissimo) prima la sierologia per sapere se ha già contratto l’infezione recentemente? Ed anche il tampone per escludere di essere infetto in quel momento? Entrambe le procedure richiedono almeno 48 ore di tempo, nel quale il candidato non potrà reinfettarsi quindi dovrà stare isolatissimo. E ve lo immaginate che gli italiani rinunciano al cappuccino macchiato caldo ed al cornetto fuori dal bar per ben due giorni? Senza contare che si deve andare a lavorare, immaginatevi il mondo sanitario che dovrebbe fare da apripista. Metteteci poi quelli che non stanno bene per altri motivi e che quindi non possono farla.

I distinguo, le controindicazioni, il fatto che perché sia efficace andrà eseguita due volte, eccetera, eccetera. Quindi un’immane operazione, ma si può fare.

L’importante sarebbe non proiettare sulla vaccinazione la soluzione di tutto ed anche la sospensione delle restanti norme. Della serie: siamo immuni, alle ortiche le mascherine, baciamoci in strada in stile fine guerra (ricordate la foto del marinaio e ragazza in Time Square il 14 agosto 1945, dopo l’annuncio di Truman della resa del Giappone?). Arriverà la fine di tutto, ma non molliamo i comportamenti virtuosi, tra i quali mettiamoci anche un po’ di frugalità in vista delle Feste in arrivo. Smettendo almeno quest’anno per una volta, come scrive Antonio Polito, di considerare essenziale il superfluo e superfluo l’essenziale.

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