Il vescovo: «Como città della fratellanza»

«Como città di fratelli». Un forte appello alla solidarietà nel secondo anno di pandemia, e alla luce dell’emergenza ambientale e sociale, quello lanciato ieri sera dal vescovo di Como Oscar Cantoni, durante il tradizionale “Discorso alla città” pronunciato nella basilica romanica di Sant’Abbondio, nel corso della celebrazione dei Vespri solenni, alla vigilia della festa del patrono di Como e della Diocesi.

«Mi auguro che dal male di questi mesi – l’inondazione, la pandemia, l’uccisione di don Roberto Malgesini un anno fa a San Rocco – sgorghi una rinnovata fonte di bene e di fraternità – ha detto ieri sera il presule – Per ottenere questo, però, è necessario superare l’individualismo che ci tiene legati ai nostri schemi mentali, credendoli unici e infallibili. Occorre saper rinunciare una volta per tutte all’indifferenza davanti a chi soffre, chiunque sia; evitare di promuovere, anche inconsapevolmente, la cultura dello scarto e avviare pazientemente nuovi processi perché la nostra amata città diventi sempre più all’altezza dei tempi».

Parole pesanti, impegnative, declinate come detto su più fronti. Dapprima quello della fratellanza con un forte richiamo all’ottimismo della volontà: «Siamo gente che non ama far rumore, che compie il bene con generosità, senza attendersi troppi riconoscimenti – ha sottolineato monsignor Cantoni – L’individualismo, tuttavia, si insinua ovunque. È un vero virus da combattere. Ma nella nostra città non mancano significativi e convincenti esempi di solidarietà, anche se rimaniamo più frastornati da notizie allarmistiche che vorrebbero presentare Como come una città disattenta al bene comune».

Il dramma ambientale
«In questi mesi di luglio e di agosto – ha poi ricordato il vescovo di Como – le nostre popolazioni sono state sconvolte dall’irruenza del clima, che ha prodotto grandi esondazioni, con danni ingenti e che ha causato drammatici sconvolgimenti dei nostri territori. Frane e alluvioni sono il sintomo di un dissesto idrogeologico conseguente a scelte scriteriate di continua cementificazione e consumo di suolo, ma anche di una più generale incuria nei confronti della natura che ci ospita». «Cosa possiamo imparare da quel che è successo? I Segnali ci sono. Nelle scorse settimane abbiamo assistito a una grande manifestazione di solidarietà da parte di tante persone, accorse in aiuto degli abitanti dei luoghi colpiti dalla alluvione» ha detto il presule durante i Vespri. Non è mancato un appello alle istituzioni: «Un grande piano di investimenti dovrà essere caratterizzato da uno sviluppo sostenibile, in un’ottica di economia circolare, da una urbanistica che freni il consumo del suolo e valorizzi il paesaggio, da un trasporto pubblico senza emissioni, dall’efficientismo energetico degli edifici, dalla corretta gestione dei rifiuti».

Il fronte sanitario
«La pandemia, purtroppo ancora in atto, ha generato anche a Como danni incalcolabili – ha poi detto Cantoni – Anche da questa infelice situazione occorre imparare a ricavare una lezione, immettendo gli “anticorpi della solidarietà”, che ci chiede di guardare i bisogni e i problemi degli altri». «Ci siamo resi conto – ha proseguito – di non essere padroni assoluti della nostra vita e di tutto ciò che esiste. Il principio di solidarietà è divenuto più che mai necessario. Abbiamo capito che non è questo il tempo degli egoismi. Siamo parte di un’unica famiglia, chiamati a sostenerci a vicenda».
la povertà sociale
Il prossimo 15 settembre ricorrerà il primo anniversario della uccisione di don Roberto Malgesini, il parroco di San Rocco a Como, «per mano di un uomo, che egli aveva amorevolmente a lungo assistito» ha ricordato commosso il vescovo di Como».
«Stimato dalla povera gente, che ha curato con delicatezza, proprio con cuore di fratello, ma anche amato da tanta gente comune, che egli accoglieva con uno sguardo sorridente, senza bisogno di troppe parole don Roberto è un dono prezioso per la città di Como – ha ricordato il vescovo – Un dono che va conservato e rigenerato. Per questo pensiamo sia bello fare della sua abitazione a San Rocco un luogo di memoria viva di quella vita fraterna che don Roberto ci ha insegnato, fatta di accoglienza, nutrita sempre dalla preghiera. Intanto mi sembra bello domandarci come la città di Como ha reagito di fronte a questo drammatico avvenimento. Cosa ha generato la morte di questo prete umile, semplice, veramente evangelico? Quanto ha inciso la testimonianza di don Roberto nel fare di Como una città di fratelli. Sono rimasto fortemente stupito e commosso per la reazione di tutta Como alla uccisione di don Roberto. La cosa straordinaria è che la morte tragica di don Roberto continua a suscitare una corrente intensa di vita e di fraternità tanto da essere conosciuta e apprezzata in tutta Italia e anche al di fuori dei suoi confini».

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