Il welfare cambia pelle, adesso paga il privato

altPresentato ieri a Como il progetto di housing misto sociale-turistico
Comuni senza soldi da spendere ma armati di una buona dose di fantasia. E programmi che decollano facendo affidamento alla buona volontà (e al senso degli affari) dei privati.
L’assessore ai Servizi sociali di Como, Bruno Magatti, ha presentato ieri in Sala Stemmi a Palazzo Cernezzi il progetto di ristrutturazione di uno degli edifici più belli e prestigiosi di proprietà comunale, il palazzo di via Volta già sede dell’Università della terza età.
L’idea è – apparentemente – semplice: garantire all’investitore privato la possibilità di realizzare un investimento produttivo chiedendogli in cambio spazi e risorse destinati alle fasce più deboli.

«Una grande sfida concettuale e metodologica al modo di concepire il welfare», commenta Magatti. In dettaglio, la Città capoluogo selezionerà attraverso un bando un partner – una singola impresa o un’associazione di aziende sociali – con il quale avviare una «coprogettazione» dell’intervento di riqualificazione dell’edificoi di via Volta.
Al privato sarà garantita la possibilità di produrre reddito, parte del quale dovrà essere investito nella tutela delle fasce svantaggiate e nella prevenzione del disagio.
Oggi nei 3mila metri quadrati del palazzo di via Volta c’è posto per una sessantina di locali. Due terzi di questa superficie potrà essere assegnata al privato, un terzo rimarrà a disposizione del pubblico.
«Attenzione – dice ancora Magatti – non vogliamo costruire un luogo in cui prevalgano le marginalità. Semmai il contrario. Non stiamo cioè dando a qualcuno una baracca da gestire in un modo o in un altro, ma uno degli edifici più importanti e centrali del patrimonio comunale». Posto, ovviamente, che spetterà anche al partner studiare la migliore proposta, Magatti immagina una «gestione moderna, rivolta a un’utenza forte» dal punto di vista commerciale. «Penso a una utenza anche giovane e a un modello non bolso ma dinamico. L’obiettivo non è l’offerta di tariffe concorrenziali basse, da ostello. Mi piace immaginare piuttosto una interazione con clienti eticamente responsabili, disponibili a comprendere che pure l’affitto di una camera d’albergo può essere o diventare un concreto aiuto al sociale».
In tempi di crisi e di casse vuote, l’esperimento di via Volta potrebbe davvero fare scuola. Adesso si aspetta la risposta delle imprese.

Nella foto:
L’assemblea di presentazione del progetto innovativo di housing sociale (foto Mv)

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