INTERNET È UNA MINIERA DI INFORMAZIONI MA LA CURA DELLE MALATTIE SPETTA AL MEDICO

Risponde Renzo Romano:

Una volta succedeva con la classica “enciclopedia medica”, che più o meno tutte le famiglie ne tenevano in casa una copia. Al minimo sintomo di malattia (o indisposizione), bastava dare un’occhiata e “scoprire” di essere affetti dalla malattia più rara e spesso – dopo essere stati colti da panico e senso di impotenza – immaginarsi senza via di scampo. Il tutto “scavalcando” piè pari il parere del proprio medico di base o di fiducia (dopo una visita medica specifica). Oggi lo stesso errore – se così possiamo chiamarlo – viene commesso tramite uno strumento “accattivante” e altrettanto alla portata di tutti. Mi riferisco a Internet  e ai portali dai quali si può accedere a tutto. Basta digitare su Google “influenza” e hai informazioni a 360 gradi e quindi la possibilità di curarti “fai da te”. O, comunque, rinviare sine die la tradizionale visita medica che oggettivamente sarebbe la meno rischiosa e la più appropriata per risolvere il problema di salute. Secondo lei, tutto ciò ha un senso? E’ forse giunto il momento di “fare un passo indietro” ed essere meno approssimativi, presuntuosi e fiduciosi in una “tecnologia” spesso priva di fondamento scientifico? Soprattutto quando si parla di salute e di cure appropriate?
Giacomo Tenca 

Caro Giacomo,
io credo che Internet sia una prodigiosa risorsa per tutti, credo  che possa aiutare ad interpretare i nostri malanni fisici e magari curarli quando non sono gravi, però credo anche  che Internet stesso possa essere una malattia… Una malattia per cui non si trovano cure appropriate  neppure su… Internet.
Ho digitato su Google “mal di Internet”, ho trovato quasi dieci milioni di risultati tra informazioni, consigli, suggerimenti. Per i meno esperti di Internet e dintorni ricordo che Google è il più conosciuto ed usato “motore” di ricerca attraverso il quale è possibile accedere ad un numero illimitato di informazioni su fatti, uomini, cose. Un clic su Google e si può scegliere tra la formula della relatività di Einstein e la torta di mele di suor Frugolina a seconda delle proprie esigenze, curiosità e gusti. 
Ho scoperto, e sperimentato personalmente, che una conseguenza del “mal di Internet” è il banale mal di testa. Allora, in cerca di un rimedio proprio contro il mal di testa che mi aveva colpito durante una mia ennesima navigazione virtuale, ho digitato “mal di testa”. Sul monitor si sono materializzati  milioni di siti, ognuno con infinite varianti di emicranie e relative cure… Nell’incertezza ho deciso per  una pastiglia di aspirina (a stomaco pieno come mi è stato raccomandato da un sito americano), e soprattutto di spegnere il computer. E il mal di testa è sparito…
La lievità e leggerezza delle mie note, caro lettore, non scalfiscono l’importanza del tema da lei proposto: il rapporto tra paziente e informazione sulla malattia.  È del tutto naturale che la prima cosa che facciamo, allorché percepiamo sintomi di un possibile malanno, è consultarci con i nostri familiari in cerca di consigli, rassicurazioni ed eventuali rimedi. Le cose si complicano quando ci troviamo di fronte a una diagnosi o a esami medici per noi incomprensibili, che tuttavia lasciano trasparire sospetti su qualcosa di grave. Allora scatta l’allarme “rosso” e corriamo su Google per sapere tutto lo scibile umano su quella temuta malattia. Spesso il panico prende il sopravvento. Non c’è sintomo che  non scopriamo di avere anche noi… come quando ci azzardiamo a leggere il “bugiardino”, ovvero il foglietto che si trova nella scatola di ogni medicina dove sono elencate tutte le possibili conseguenze all’assunzione del medicamento.
Pascal, il grande filosofo del Seicento, di salute cagionevole, era soggetto a frequenti mal di testa. Si racconta che un giorno, in cerca di rimedi alla sua emicrania, si sia messo a sfogliare un’enciclopedia medica. Ebbene, il risultato fu che l’emicrania non gli passò proprio per niente, ma in compenso si accorse di avere i sintomi di tutte le malattie elencate nell’enciclopedia con l’unica eccezione della “retroversione uterina”. Non riesco a immaginare Pascal che “naviga” con il suo portatile da un infarto del miocardio al mal di pancia e all’impotenza.
A tal proposito, giovedì sera mi sono sintonizzato casualmente sulla televisione svizzera. In onda un documentario con autorevoli interventi di medici, psicologi, esperti sull’influenza di Internet sul comportamento sessuale degli anziani. Ho scoperto che su Internet prolifica un vastissimo mercato di coloratissime pastiglie che assicurano un pieno recupero della “virilità” persa e che, tali pastiglie, si possono acquistare senza alcun controllo medico e sanitario. Allo stesso modo trovano spazio improbabili guaritori e maghi improvvisati che sfruttano la dabbenaggine di molti e in qualche caso la loro disperazione di fronte a una diagnosi infausta che non lascia speranze.
Sono questi gli aspetti di Internet che  preoccupano e giustificano le sue inquietanti domande. Tuttavia non credo che sia possibile alcun passo indietro e, mio avviso neppure auspicabile. Scoprire, sapere, conoscere sono ancestrali aspirazioni dell’uomo. Limitare l’accesso a Internet sarebbe una sconfitta della ragione. Piuttosto che avere poche informazioni, o addirittura non averne, credo che sia meglio averne moltissime. Intelligenza e ragionevolezza devono dettare i criteri di fiducia in quello che si scopre su Internet. La soluzione al suo cattivo uso non è la sua limitazione ma l’educazione dei “naviganti”.  Educazione vera, quella che permette di discernere il vero dal fasullo, il bene dal male. Non già educazione all’uso del computer nell’illusione che l’abilità di muoversi nel mondo virtuale sia la patente per “navigare” senza pericoli. Quella non è “educazione”, piuttosto è un “addestramento”.
La prima, l’educazione, costa tempo, fatica e l’aiuto di maestri virtuosi.  Per il secondo, l’addestramento, basta una settimana di “full immersion” sotto la guida un anonimo manuale. Educati o addestrati all’uso di Internet, sono d’accordissimo con lei che, in caso di malattia, sia comunque assolutamente necessario rivolgersi al proprio medico. Internet può soddisfare il nostro desiderio di sapere di tutto e di più sul nostro malanno, ma la cura ce la può dare solo il medico.  Di questa, della cura, la fiducia è componente importante. In Internet non vedo tracce di essa, nel mio dottore invece sì.

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