Intervenire in centro prima che sia troppo tardi

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

La situazione di piazza Volta va presa seriamente. Va evitato un errore: permettere che si ripetano gli episodi dello scorso fine settimana e anche dei mesi precedenti. Nessuna sottovalutazione, se si vuole scongiurare l’incancrenirsi e il degenerare di un bubbone. Non sapremmo come altrimenti definire i bivacchi, i danneggiamenti, lo sfregio dell’abbandono di bicchieri, lattine, bottiglie e cocci di vetro, vassoi, mascherine usate e spazzatura di vario genere in quel salotto cittadino. Hanno avuto un bel daffare all’alba gli addetti alla pulizia.

E già dallo scorso autunno questa zona, che è tra le più pregiate in assoluto di Como, è stata teatro anche di altro: furti, piccole rapine, risse. Quasi un assaggio del destino che tocca a corso Como, purtroppo da tempo, a Milano. Per non dire poi di auto e moto che arrivano da via Rubini fino alle soglie dell’agognato slargo, parcheggiando con arroganza in doppia fila. In piazza Volta alcuni residenti storici ne hanno abbastanza e stanno seriamente valutando di vendere le loro proprietà e abbandonare il campo. Sarebbe una grave sconfitta, ma soprattutto, un simile esito certificherebbe il getto della spugna sul decoro, la buona tenuta, la valorizzazione di uno dei luoghi simbolo del capoluogo, divenuto tale dopo esser stato antico porto romano, poi piazza d’armi medioevale e infine zona di commercio con case d’abitazione e alberghi.

Da ultimo, nel nuovo secolo, dopo la realizzazione dell’autosilo dell’ex zoo, è arrivata la pedonalizzazione. Il più temuto epilogo lì aprirebbe la strada a ulteriori “espropri” della quiete pubblica altrove. Non si tratta di drammatizzare, ma di prevenire la china di un progressivo scivolamento che porterebbe ad abituarsi al peggio, ad accettarlo  rassegnati. In attesa delle decisioni nel merito, che scaturiranno dallo specifico incontro annunciato dagli assessori, valutiamo alcune cose di buon senso. Qui non si nega la normale vita di gruppo e il divertimento per troppo tempo proibiti dalla pandemia e dalle restrizioni che questa ha imposto. La movida però deve avere regole, altrimenti è nociva anche a chi può in apparenza giovarsene: bar e ristoranti. Deve svolgersi all’insegna della spensieratezza, ma anche della civiltà. Deve avere orari ragionevoli. Richiede controlli, pulizia e polizia e, quando si passa il segno, sanzioni esemplari sul piano rieducativo in aggiunta a quelle amministrative e previste dai codici. Per esempio, l’obbligo di riassetto dell’area con ramazze e secchi d’acqua e detersivo, rimettendola a nuovo. C’è un altro aspetto che, sottilmente, dovrebbe essere preso in considerazione.

Non è possibile che i luoghi di ritrovo a Como siano soltanto due o tre: piazza Volta, l’area del Tempio Voltiano e Villa Geno. Ci sono contesti cittadini che meritano e in qualche caso chiedono di essere valorizzati e vissuti e sono invece “desertificati”. Subiscono una sindrome di segno opposto. Non perché manchino a loro e ai loro abitanti il caos e i guai della maleducazione collettiva, ma perché manca la frequentazione. Pensiamo ai giardini a lago, ben al di là dell’angolo del Tempio Voltiano; a via Plinio, tra piazza Cavour e il Duomo, liberata dal traffico ma spettrale, tanto quanto piazza Roma. Non sappiamo se una città con presenze e iniziative diffuse, almeno d’estate, sarebbe più condivisa e ordinata, ma varrebbe la pena tentare.

Naturalmente servono un progetto, una programmazione, capacità organizzativa e controlli. Lavori e doti di non poco conto. Una sfida positiva, però, che meriterebbe di essere raccolta.

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