Italia e Svizzera, obiettivo “derby del confine”

Roberto Mancini stadio Sinigaglia

In campo con la speranza di ritrovarsi a Londra allo stadio di Wembley, il prossimo 6 luglio in semifinale per il “derby del confine”. Destino comune per Italia e Svizzera, che oggi scendono in campo nelle gare dei quarti agli Europei di calcio. Esordisce la Svizzera, che alle 18 è attesa a San Pietroburgo dal match con la Spagna. Alle 21 tocca poi all’Italia, che affronta il Belgio a Monaco di Baviera. Gare non facili per entrambe, ma a questo punto nessun ostacolo può essere precluso. La Svizzera, in fondo, ha pur sempre eliminato negli ottavi i campioni del mondo della Francia, mentre l’Italia finora ha vinto tutti i match. Nel nostro Paese, a dire il vero, c’è sempre stato un buon entusiasmo, fin dall’inizio, per la truppa di mister Roberto Mancini, mentre in Svizzera, anche nel più “caldo” Ticino, l’avventura dei rossocrociati, almeno inizialmente, è stata seguita con un po’ più di freddezza.

Ma, dopo il successo con la Francia, anche oltreconfine non sono mancati i cortei di sostenitori elvetici, che con spirito molto latino hanno festeggiato per strada l’importante successo. Una squadra che, lo ricordiamo, è allenata da Vladimir Petkovic, originario della ex Jugoslavia, che da decenni vive nella zona di Locarno. In Svizzera è stato anche operatore sociale per la Caritas. Originario della Croazia, ma ticinese a tutti gli effetti, è invece l’attaccante Mario Gavranovic, che nella sfida con la Francia ha segnato la rete del 3-3, che ha portato le squadre a supplementari e rigori.

Da questa parte della frontiera, invece, nella compagine di Mancini si seguono con particolare attenzione gli ex giocatori del Como Nicolò Barella e Matteo Pessina. La storia di quest’ultimo, in particolare, negli ultimi tempi è stata sotto i riflettori, anche se non è mancato qualche racconto inesatto di chi ha scritto e detto «E pensare che non giocava nemmeno in serie C; ora è una stella della Nazionale». Una sorta di fake news per aumentare il pathos: Pessina, come ben sanno i tifosi lariani, era un punto fermo della formazione schierata nella stagione 2016-2017 da Fabio Gallo, che tra mille difficoltà – il club era fallito – conquistò i playoff della Lega Pro, uscendo al primo turno con il Piacenza.

Visto che si parla di Como, non va dimenticato che il commissario tecnico Roberto Mancini segnò la sua prima rete da calciatore professionista allo stadio Sinigaglia. Era il 4 ottobre 1981: il non ancora 17enne Mancini siglò il 2-2 definitivo in Como-Bologna. A dargli fiducia un allenatore recentemente scomparso, molto amato dai tifosi del Como ma all’epoca sulla panchina rossoblù, il grande Tarcisio Burgnich, che pochi anni dopo avrebbe guidato gli azzurri alla conquista della serie A. Una promozione ottenuta assieme alla Cremonese che aveva come allenatore Emiliano Mondonico e come centravanti un giovane Gianluca Vialli, oggi capodelegazione della Nazionale e primo collaboratore del commissario tecnico Mancini.

Nella foto di qualche anno fa, Roberto Mancini al Sinigaglia nelle vesti di allenatore della Fiorentina

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