La Città dei Balocchi non è un dogma

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di Giorgio Civati

Dunque, quello che arriva è il primo weekend per Como, da fine novembre, senza la Città dei Balocchi. Una tristezza dopo la “ubriacatura” di luci, gente, auto e caos o, piuttosto, un sollievo? Per molti, ci sentiamo di affermare, vale soprattutto la seconda ipotesi.

La città sarà infatti anche balzata al centro delle cronache e dell’attenzione di un territorio ben più vasto della sola provincia lariana, avrà attratto anche persone che di solito mai passeggiano da queste parti, si sarà guadagnata più di un titolo e di un servizio giornalistico sui mezzi di informazione anche internazionali, ma ha sofferto. Per le poche strade, per i parcheggi scarsi, per una buona dose di ostinazione di quanti volevano l’auto a due passi dal centro e non più in là. Comunque, ha sofferto ancora una volta.

È uno scotto da pagare, dicono alcuni. In particolar modo gli organizzatori della manifestazione. Punto di vista ovvio il loro, comprensibilissimo. Ma non è detto che sia per forza l’unico e nemmeno quello giusto. Una città trasformata per più di un mese e mezzo in una sorta di parco natalizio, infatti, è sicuramente una anomalia. Una forzatura. La manifestazione fa immagine? Sì, vero. Porta soldi? Forse altrettanto vero ma, viene da chiedersi, a chi? Agli espositori delle tante, forse troppe bancarelle? Al sistema ricettivo locale, cioè a bar e ristoranti del capoluogo comasco? Ai commercianti lariani in genere? Al Comune? E, ancora, ha qualche risvolto sociale e di beneficenza?

Risposte più precise sarebbero necessarie, ma sono difficili da ottenere. Non impossibili, però. Partendo da una più chiara e attenta informazione su costi e ricavi, per esempio, si potrebbe impostare un ragionamento concreto e reale sul business che è, di certo, la Città dei Balocchi. E dalla questione economica allargare poi le considerazioni agli aspetti ecologici – quanto inquinano le code infinite di auto che cercano di entrare in convalle? – e della qualità della vita dei comaschi in queste sei/sette settimane di festa, o follia che dir si voglia, natalizia.

Arriveranno risposte, dati, indicazioni chiare? Forse, magari. Intanto, la novità vera di questa edizione numero 26 della Città dei Balocchi è che molti, sempre più numerosi, sono quelli che ne parlano e chiedono riflessioni, revisioni e messe a punto. Consiglieri comunali, amministratori, ex assessori, esponenti della cosiddetta società civile. Insomma, la gente. I comaschi. Ne parlano, se ne parla, ed emerge una buona dose di insoddisfazione, di perplessità, di critiche, anche di insofferenza. È questa la novità: la Città dei Balocchi intoccabile, inattaccabile, bella e buona e giusta per definizione, può essere invece discussa, e discuterne come si sta facendo è un diritto della comunità comasca, non lesa maestà.

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