La disciplina della scrittura secondo Lischio

Giovanni Lischio

Dieci romanzi gialli, di cui già cinque usciti da Macchione di Varese e uno ancora in cantiere. Stiamo parlando del comasco Giovanni Lischio, romanziere e poeta, appassionato di letteratura non meno che di passeggiate su colline e montagne lariane, che continua quotidianamente anche se ha superato la soglia degli 80 anni. Uno dei titoli più recenti è “Omicidio sul monte Bollettone”, il libro come già molti di Lischio è ambientato nel nostro territorio, per la precisione tra i monti sopra Brunate. Lischio, a cosa si deve questa vena letteraria così feconda?
«La prolificità di scrittura in generale, non solo nel genere giallo, non è spontanea ma frutto di una consuetudine, di una scelta rigorosa: nulla dies sine linea, come dicevano gli antichi romani».
Ma allora quale è il suo segreto?
«Come faccio? Pensando e ripensando, che, ovviamente, non è un metodo scientifico come il celebre “provando e riprovando” di Galileo, ma garantisco che funziona. Il mio segreto? Lavorare, lavorare, lavorare. Ma questo non è un segreto, non si può fare diversamente».
Come costruisce i personaggi, gli ambienti e a cosa si ispira?
«Comincio dalla fine: mi ispiro innanzitutto a quello che vedo in giro. Ad esempio, un giorno ho notato un cartello con la scritta “Attenti al cane” e, sotto il disegno di una pistola, “…e al suo padrone!”. Così mi è venuta l’idea di scriverci un giallo. Stessa cosa quando ho visto un maggiolino giallo in perfette condizioni sulle rive del Segrino. L’ho fotografato e poi ho immaginato che qualcuno, dopo averlo rubato, lo abbia fatto ritrovare con dentro il cadavere di una ragazza».
Perché ambientare un giallo nel territorio lariano?
«L’ambientazione lariana è in parte realistica e in parte frutto della fantasia. Un esempio anche in questo caso. Il mio primo giallo è ambientato a Oliva, un paese immaginario che, in realtà, corrispondente al comune di Oliveto Lario, costituito dalle frazioni di Onno Limonta e Vassena. Per i personaggi la scelta è più semplice: scrivo prima quelli fissi che, negli ultimi sette gialli che ho scritto, sono il commissario Casone, il vice Voglino, l’ispettore Colangelo e l’agente scelto Patanè. Poi scrivo quelli principali, non più di due in genere, e, infine, quelli secondari che aggiungo via via che vado avanti nella scrittura».
La scrittura nel suo caso va a braccetto con la passione per le “passeggiate lariane” per citare un libro di Carlo Linati.
«Per tenermi in forma, innanzitutto, faccio due passeggiate al giorno durante le quali – quando cammino da solo, s’intende – tengo in esercizio la mente immaginando la trama di un giallo, di un racconto o di una fiaba. Oppure, ma questo solo quando intendo comporre una poesia, ripeto mentalmente i versi fino a memorizzarli. Tenete sempre sveglia la mente con la fantasia e la creatività e, soprattutto con il lavoro, come ho detto prima. Non ci sono scorciatoie. Picasso diceva che l’ispirazione esiste. Ma deve trovarti al lavoro».
L.M.

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