La lite di Tavernerio: in carcere il 17enne

Carcere Minori Beccaria Milano

Svolta nelle indagini per il violento litigio avvenuto la scorsa settimana a Tavernerio che ha ridotto in fin di vita un uomo di Bresso, 67 anni, ancora ricoverato in gravissime condizioni all’ospedale Sant’Anna nel reparto di Rianimazione.
Nel pomeriggio di ieri i carabinieri della stazione di Albate si sono presentati a casa del ragazzo, 17 anni, notificandogli una ordinanza di custodia cautelare nel carcere minorile del Beccaria.
Il provvedimento è arrivato dopo l’interrogatorio, che si era tenuto la notte successiva al fatto (che è del 29 settembre) dopo che il ragazzo si era costituito nella stessa caserma di Albate. L’ipotesi di reato contestata rimane quella molto pesante del tentato omicidio.
Tra l’altro, pare che nei giorni successivi al fatto il 17enne residente a Tavernerio (costantemente monitorato) non abbia lesinato commenti pesanti all’indirizzo della stampa e dei giornalisti «infami» – colpevoli di aver riportato la notizia, pur senza citarlo essendo minorenne – e non si sia fatto mancare serate di divertimento con amici venerdì a Milano senza troppo preoccuparsi evidentemente di quello che era accaduto e del 67enne in fin di vita in seguito a un suo violento pugno inferto in pieno volto durante la lite. Foto pubblicate sui social che non sono passate inosservate e sono state riferite ai carabinieri. La storia di cui stiamo parlando, infatti, ci riporta alle ore 18 di mercoledì scorso in via Roma a Tavernerio.
Da quanto è stato poi ricostruito dai carabinieri il 17enne era in compagnia del padre (pure lui iscritto sul registro degli indagati della Procura di Como con l’ipotesi di reato di minacce) e del fratello minore che stava per essere condotto agli allenamenti di calcio. Il cane di famiglia, non al guinzaglio, sarebbe corso in mezzo alla via nel momento in cui arrivava un’auto (una Citroen C5) con a bordo il 67enne e la figlia 28enne che era al volante, entrambi di Bresso e che si erano persi sulla via del ritorno a casa.
La ragazza, dopo aver evitato l’impatto con l’animale, avrebbe chiesto una maggiore attenzione ricevendo in cambio insulti pesanti e sessisti. Motivo per cui il padre, 67enne, sarebbe sceso dall’auto – che era stata nel frattempo parcheggiata – iniziando a litigare con i presenti. Mentre il padre cercava di allontanare il figlio (pare dopo uno sputo sempre del 17enne) quest’ultimo avrebbe inferto un pugno alla tempia al pensionato, facendolo cadere pesantemente a terra pare già privo di sensi.
Poi, pare su consiglio del genitore, sarebbe scappato lungo il torrente Cosia, nascondendosi in una scarpata. Almeno fin quando, in tarda serata – e su invito dello stesso padre – sarebbe tornato sui suoi passi, presentandosi in caserma ad Albate accompagnato in auto dalla madre. In questa occasione il 17enne sarebbe già stato sentito dal magistrato che coordina le indagini e che ora ha chiesto una misura cautelare in carcere. Provvedimento che è stato eseguito ieri pomeriggio. I carabinieri della stazione di Albate hanno citofonato all’appartamento del ragazzo trovandolo in casa e accompagnandolo in caserma, prima del trasferimento al Beccaria di Milano. Una esigenza cautelare motivata con il «rischio di reiterazione del reato» vista «l’incapacità del 17enne di gestire le pulsioni violente e la rabbia», «indifferente alle regole più elementari della civile convivenza».
Motivi che hanno reso il carcere l’unica misura cautelare possibile per evitare che simili episodi possano ripetersi di nuovo. L’ipotesi di reato a suo carico rimane quella di tentato omicidio aggravato. Il tutto mentre il pensionato di Bresso rimane in gravissime condizioni e in pericolo di vita – seppur stabile nella complessità del quadro clinico – in un tetto del reparto di Terapia Intensiva del Sant’Anna.

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