La morte di Emilio Russo, il dolore e lo sgomento della sinistra comasca

Emilio Russo

«Emilio Russo lascia un vuoto incolmabile tra i compagni di Articolo Uno, la sinistra tutta, i cittadini democratici, i tantissimi amici e persone che lo stimavano e gli volevano bene, i tanti studenti che lo hanno amato come si ama un maestro vero, come lui amava loro».
Nelle parole del comunicato diffuso ieri da Articolo Uno, il partito di cui Emilio Russo era coordinatore provinciale, stanno tutto il dolore e lo sgomento di una parte del mondo politico comasco, lo stesso in cui il 70enne ex consigliere regionale aveva militato per decenni.
Moltissimi anche i ricordi personali di chi lo ha conosciuto più da vicino. Gianstefano Buzzi, che ne prese il testimone al Pirellone, torna indietro al 1975, l’anno in cui Russo si iscrisse al Pci. «La sua era una mente politica, lucida, fortemente ancorata a una solida consapevolezza storica. Negli ultimi tempi era sempre più convinto che soltanto i valori del socialismo avrebbero permesso a questo mondo di sopravvivere. Sono profondamente addolorato, mi mancherà».
L’ex sindaco di Como, Sergio Simone, dice: «Ho perso un amico e un compagno. Pur se mossi dagli stessi ideali, abbiamo percorso strade diverse e a volte contrapposte per ritrovarci in tarda età a condividere pensieri e battaglie politiche comuni. Il ritratto di Emilio Russo è nel suo ultimo comunicato, quello per la morte di don Roberto Malgesini. In questo scritto viene fuori la sua umanità, il suo rifiuto al clima di scontro e di odio e il richiamo all’impegno politico, senza ipocrisie. Non poteva saperlo, certo, ma è il suo testamento spirituale».
La deputata Chiara Braga ammette la difficoltà di «trovare le parole in questo momento carico di dolore. Emilio lascia un vuoto enorme nella sinistra comasca e non solo. Per me e per molti di noi è stato un compagno vero e un riferimento sempre prezioso, anche quando abbiamo scelto percorsi diversi. Rimane il ricordo della sua intelligenza, delle discussioni appassionate».
Anche Angelo Orsenigo, consigliere regionale del Pd, ricorda Emilio Russo come «lo spirito critico della sinistra, colui il quale non ha mai voluto essere al seguito del pensiero comune e populista. Emilio deve essere ricordato come persona sincera e passionaria. Nei pochi anni che l’ho conosciuto si è dimostrato sempre in grado di cercare il confronto, e non ha mai smesso di pensare in modo schietto e onesto. Era capace di un ragionamento colto e dava sempre spunti e nuove prospettive».
Rosalba Benzoni, deputata dell’Ulivo e oggi dirigente di Articolo Uno, ricorda «la comune militanza nel Pci che risale agli anni ’70. Emilio aveva una grande capacità di analisi politica, un carattere battagliero e una carica ideale fortissima e disinteressata. Gli sono particolarmente grata per avermi permesso, negli ultimi anni, di ritrovare gusto e impegno politico in un partito sì piccolo ma capace di ridare senso di appartenenza a tanti compagni».
Gianfranco Giudice, collega di Russo al dipartimento di Filosofia del Giovio e dirigente politico nel Pds, parla di una «amicizia nata nei primi anni ’80, quando divenni segretario provinciale della Fgci. Era il punto di riferimento di noi giovani, una persona che si faceva seguire perché aveva un carisma e una particolare capacità di orientare. Anche a scuola, dove abbiamo lavorato assieme e dove era un punto di riferimento. Emilio era maestro per vocazione».
In una nota ufficiale, diffusa ieri, anche la Cgil ha ricordato Emilio Russo. «Viene a mancare una figura storica della sinistra comasca e un grande intellettuale – ha detto Umberto Colombo, segretario generale della Camera del Lavoro – ricordiamo con affetto le tante occasioni di confronto e collaborazione sui temi del lavoro e l’attività di approfondimento e formazione cui abbiamo lavorato insieme».

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