La Santarella museo, o quantomeno simbolo di Como “Città della Seta”

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Il progetto nell’ex Ticosa
«Oggi abbiamo solo monumenti al disastro»

Dopo la “visita” semisegreta di agosto, il Museo della Seta esce allo scoperto non con uno, ma con due progetti per trasferirsi nella Santarella.
Un percorso affascinante, la trasformazione della centrale termica dell’ex tintostamperia Ticosa di Como, in viale Roosevelt, unica sopravvissuta dalle macerie dell’ex opificio, quale sede museale. Anche perché una cosa è certa, l’edificio, opera dell’ingegner Luigi Santarella rappresenta una sorta di “monumento” della moderna tecnica delle

costruzioni in calcestruzzo e, soprattutto, è tutelato. Ed essendo intoccabile nella sua struttura e sorto proprio all’interno di un importantissimo ex polo tessile, ora proprio la Santarella potrebbe ricordare la storia della seta e ospitarne i reperti.
La proposta e l’appello ai comaschi sono stati presentati ieri da Luciano Guggiari, che ha preso le redini del museo dopo la prematura scomparsa del presidente Giulio Pelandini. I progetti presentati sono di due neolaureati del Politecnico di Milano seguiti dall’architetto e docente lariano Darko Pandakovic. Le due tesi immaginano di trasportare il museo di via Castelnuovo nella Santarella.
«I progetti – spiega Guggiari – prevedono anche la realizzazione di capannoni esterni. E tutti ora diranno che a Como soldi non ce ne sono. Oppure che ci sono esigenze ben più importanti. Sono vere entrambe le cose. Però noi pensiamo che anche il museo, la nostra storia economica, non vada dimenticata. Dobbiamo mettere in campo idee e iniziative per richiamare l’orgoglio della città sulla primogenitura del tessile».
Guggiari ricorda che «ancora adesso i tessuti delle principali sfilate vengono da Como. Siamo sempre una delle realtà tessili più importanti del mondo. L’obiettivo di presentare “Como Città della Seta” per l’Expo è alla portata – dice ancora il presidente vicario del museo – Oggi chi arriva in città vede dei resti dell’industria tessile, ma sono dei disastri, dall’ex Ticosa all’ex Fisac».
«Invece la Santarella è un monumento fantastico, basterebbe inizialmente ripulirlo e renderlo simbolo del tessile di Como “Città della Seta”». E i volumi dell’ex centrale, le sue vetrate e le facciate simili a quelle di una chiesa si presterebbero facilmente a installazioni visibili.
«In seguito si potrà avviare la trasformazione in museo. Possiamo mettere in Santarella la storia del tessile di Como e i prodotti che Como fa adesso. Così un turista quando viene qui, oltre al parcheggio vuoto, avrà un monumento a una peculiarità del territorio. La posizione della Santarella è fantastica, dietro la basilica di Sant’Abbondio, un’area molto appetibile».
Anche perché il Museo della Seta, pur in una posizione decentrata, continua ad attirare visitatori. «Abbiamo circa 7mila paganti ogni anno – dice il presidente vicario – e tra il 20 e il 30 per cento si tratta di stranieri. E sono soprattutto i visitatori dall’estero a rimanere impressionati dai reperti e dalla storia del tessile comasco».
Certo, come ogni progetto, il trasloco andrà valutato nei costi e nei tempi.
«Oggi – spiega Guggiari – la struttura museale vive grazie al contributo dei soci, per il 65% erogati dagli enti pubblici, ossia Comune di Como, amministrazione provinciale e Camera di Commercio. Poi ci sono pochissimi soci privati, anche in questa direzione dobbiamo lavorare e sensibilizzare gli imprenditori».
Ieri sera nell’incontro pubblico a Villa del Grumello l’idea ha incontrato solo pareri favorevoli. L’obiettivo minimo, ossia ripulire l’edificio da tempo frequentato da disperati e senzatetto, sembra essere alla portata, in vista di Expo.
Ora si attende che qualcuno possa raccogliere l’appello lanciato da Guggiari.

Paolo Annoni

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