La parola “umiltà” è l’unico oroscopo sensato

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di Agostino Clerici

Nei giorni tra Natale e Capodanno si è propensi ai bilanci e alle previsioni. Gli uni sono solitamente colmi di severità, le altre imbottite di ottimismo. Così fu anche alla fine del 2019. I fanfaroni delle stelle imperversarono come al solito e nessuno di loro naturalmente vaticinò la pandemia e la crisi economica che ne è seguita. Anzi, predominante negli oroscopi per il nuovo anno – che si annunciava foriero di ogni bene – era il segno dell’ottimismo tra amore, viaggi e lavoro. Di lì a due mesi di quegli oroscopi non sarebbe rimasto in piedi nulla.

Del resto, che dalla posizione delle stelle si possa prevedere quel che accadrà sulla Terra è solo un gioco, senza alcun fondamento non solo scientifico ma anche soltanto reale. Un gioco a cui, però, sembra che nove persone su dieci, in questi giorni di fine anno, prestino attenzione consultando gli oroscopi. Come si spiega questo fenomeno? Secondo lo psichiatra Tonino Cantelmi, «è il paradosso dell’irrazionale nell’era della tecnologia, che risponde a un bisogno ancora insoddisfatto, nonostante i grandi progressi della scienza, ovvero quello di controllare il futuro».

Eccoci nuovamente gettati in questi giorni che assomigliano ad un traghetto che ci porta da una sponda all’altra del medesimo fiume. Una pura convenzione posta nello scorrere inesorabile del tempo. Una sorta di rito di passaggio, che però non è un gioco come gli oroscopi, ma un utile snodo della vita che può donare nuova consapevolezza alla via che vogliamo percorrere insieme, controllando l’unico tempo che è alla nostra portata, il presente. Una conferma, insomma, che quel bisogno di controllare il futuro è destinato a rimanere ancora insoddisfatto. Anzi, il 2020 è venuto a smorzare la pretesa che talvolta nutriamo di domare il futuro come un puledro imbizzarrito.

La parola da scrivere nel bilancio di questo annus horribilis che si chiude coincide con quella che dovrà instradare il nuovo anno che si spalanca pieno come sempre di speranza. Ed è la parola «umiltà». Essa potrebbe risuonare intrisa di moralità, come tappa di un’ascesi spirituale tesa a contrastare l’arroganza di troppe decisioni umane. E anche così avrebbe un senso entro la storia di questa pandemia, segnata talvolta da inutili impuntature ideologiche che mal si spiegano nella lotta comune contro il virus.

L’umiltà, nel bilancio 2020 e nella previsione 2021, ci sta per un motivo originario, etimologico. Da humus, terra, umile è chi sta con i piedi per terra. La pandemia ci ha fatto ritornare con i piedi per terra. La sicurezza, che giustamente desideriamo, ora ha un altro spessore, e non si confonde più con una imperturbabilità garantita dal progresso.

La stessa scienza ci appare nella sua giusta veste, non più come inattaccabile portaerei (su cui noi non siamo imbarcati) che solca un mare conosciuto, ma come navicella (su cui ci siamo anche noi) che deve procedere lungo una rotta sconosciuta.

Ora che siamo ritornati con i piedi per terra, dobbiamo restarci. Ed ecco perché la parola «umiltà» è l’unico oroscopo che abbia senso per il 2021. Finiamo quest’anno con l’inoculazione delle prime dosi di vaccino contro il Covid, un obbiettivo che nove mesi fa sembrava impensabile. Si può, quindi, ragionevolmente prevedere che la lotta contro il virus sarà vincente. Ma solo se continueremo ad essere umili.

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