La pista passionale seguita sin dall’inizio. Il falso alibi ha retto soltanto poche ore

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Il delitto di Mozzate
L’assassino è stato arrestato a Rimini dopo un lunghissimo interrogatorio

La pista passionale è stata privilegiata fin dai primi istanti dopo la scoperta del corpo senza vita di Lidia Nusdorfi, accoltellata nel sottopasso della stazione di Mozzate attorno alle 19.30 di sabato scorso. Poco più di 24 ore dopo, le indagini dei carabinieri di Como e di Cantù, condotte in collaborazione con i colleghi di Rimini – città nella quale la donna viveva fino a pochi mesi fa – hanno portato all’arresto del presunto omicida, l’ex compagno della vittima. Due le denunce per favoreggiamento, mentre è al vaglio la posizione

di una quarta persona.
«È stato commesso un delitto efferato – ha detto il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Roberto Jervolino, durante una conferenza stampa convocata ieri – Un omicidio premeditato. Pensato. Commesso con un tale impeto e una tale violenza da non lasciare dubbi».
Dritan Demiraj, 29enne albanese, pasticciere a Rimini, ha spezzato la vita dell’ex compagna in pochi secondi. Il tempo di guardarla, poi ha estratto un coltello e l’ha colpita a ripetizione alla gola e al torace, non lasciandole alcuno scampo. I soccorsi, come hanno confermato gli stessi militari dell’Arma, sono stati immediati. Il capostazione, allertato da due egiziani che hanno visto la donna a terra e l’assassino in fuga, ha chiamato il 118 e 7 minuti dopo l’aggressione i soccorritori stavano già provando a salvare la vita di Lidia. Per la 35enne però non c’era più nulla da fare. I carabinieri di Cantù, con il nucleo investigativo di Como, hanno avviato subito le indagini. Si sono concentrati sugli ultimi mesi di vita di Lidia e sulle relazioni intrattenute da quando, nel luglio scorso, aveva lasciato l’ex compagno e si era trasferita da Rimini a Mozzate, ospite di alcuni parenti.
In poche ore, analizzando anche il traffico telefonico della donna, i militari dell’Arma hanno accertato che la 35enne era andata in stazione per un appuntamento con una persona, un uomo, con ogni probabilità un conoscente legato anche all’ex compagno.
Lidia è arrivata in stazione ignara della presenza di Dritan Demiraj. È scesa nel sottopasso e, inconsapevole, è andata incontro alla morte. Quando ha visto l’ex compagno, la 35enne non ha avuto il tempo di dire nulla. Colpita con violenza alla gola e al torace, si è accasciata al suolo ed è morta poco dopo.
Domenica pomeriggio il 29enne albanese è stato convocato in caserma a Rimini. Davanti ai carabinieri, ha ripetuto che, all’ora del delitto, era al lavoro in pasticceria.
Tesi confermata dal titolare del negozio. A tarda sera, però, l’uomo è crollato e ha confessato il delitto. Trasferito nella notte nel carcere di Rimini, è ora accusato di omicidio premeditato.
In carcere anche il datore di lavoro di Demiraj, Massimo Mengoni, 38 anni, accusato di favoreggiamento. Secondo le prime informazioni, avrebbe coperto il 29enne ma senza sapere che questi aveva ucciso l’ex compagna. Denunciata anche una 37enne romagnola, forse l’attuale fidanzata dell’albanese, che ha detto di aver passato con lui la serata. Al vaglio, infine, la posizione dell’uomo che avrebbe organizzato l’incontro trasformatosi in una trappola mortale per Lidia.

A. Cam.

Nella foto:
In stazione, a Mozzate, i carabinieri hanno effettuato i rilievi utili a ricostruire quanto accaduto. Sotto, il colonnello Jervolino (fotoservizio Fkd)

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