La rete dell’Unesco per rilanciare la seta

opinioni e commenti di giorgio civati

di Giorgio Civati

Capitale mondiale della seta e meta turistica di rilevanza internazionale, Como può forse avere intrapreso una via nuova, potenzialmente molto positiva, per la promozione del territorio e delle sue eccellenze. Mercoledì, infatti, a Parigi una rappresentanza del capoluogo lariano ha “debuttato” all’Unesco, l’organizzazione delle Nazioni Unite per le scienze, la cultura e l’educazione: scopo dell’incontro, promuovere un evento sulla seta e, di riflesso, su tutto il made in Como, territorio compreso.

Dopo altri contatti in dicembre e in concomitanza con Première Vision, la fiera parigina del tessile che rappresenta l’appuntamento più importante in Europa per il settore, il distretto serico punta decisamente sull’immagine, sulla tradizione, sulla creatività. Una strada obbligata che, se percorsa al meglio, può dare risultati.

Nella attuale situazione, con mercati altalenanti, mode che per esempio nell’ultimo anno non hanno favorito i tessuti jacquard penalizzando intere fette della produzione comasca, con concorrenze estere sempre più agguerrite sui prezzi se non sulla qualità, promuovere il distretto, il contesto, la storia della Como della seta è un’arma importante. Stando a quanto riportano gli addetti ai lavori, infatti, stilisti e confezionisti badano sempre meno alla qualità del tessuto, che pure dovrebbe essere una parte fondamentale dell’abito. Guardano sicuramente al prezzo, altrettanto sicuramente al servizio, convincerli che è importante anche il “sogno” che c’è dietro un vestito può essere una strategia vincente. E quello lo possono trovare quasi solo a Como. Non certo dai fornitori cinesi o da quelli turchi, che pare vadano per la maggiore in questi periodi.

L’Unesco dunque rappresenta un valido mezzo per rilanciare il made in Como. “The city of Como and its unique traditional Knowledge” è il titolo dell’evento che si andrà a proporre, promosso dalla Delegazione permanente italiana all’Unesco, dalla Camera di commercio di Como e dal locale comitato promotore “Como e seta”. A questo riguardo, pare ci siano iniziative e promozioni già abbozzate, per una attività di più anni e con valenza internazionale. Educazione al bello, qualità, tracciabilità dei prodotti tessili sono solo alcuni dei temi.

Tutto bene, tutto bello. Purché non restino solo parole, coinvolgendo invece davvero le industrie della seta, le istituzioni, le associazioni. Fare promozione per un distretto industriale, pur con le specificità della Como della seta, non è facile. Ricordate il marchio Seri.Co? Avrebbe dovuto fare la differenza nei rapporti con la clientela garantendo qualità ed etica della produzione tessile lariana. Il risultato è stato solo modesto. Con l’Unesco l’obiettivo è più ampio, ma proprio per questo più difficile da raggiungere. Eppure una promozione a 360 gradi del made in Como serico è necessaria. Como riuscirà a non sprecare una simile occasione?

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