La ripartenza, Manoukian scommette su cuore e giovani

Aram Manoukian presidente Confindustria Como

«Ho partecipato a un webinar: il moderatore chiedeva a noi imprenditori, a capo di aziende italiane che hanno successo nel mondo, quale fosse il nostro segreto. Se da una parte l’Italia può dare l’idea di un Paese in confusione, oppresso da burocrazia e fiscalità, riesce a essere ancora un’eccellenza. Credo che ci siano tre elementi che contraddistinguono le nostre imprese: la capacità intellettiva, la resistenza a sofferenza e fatica, e il cuore». Si apre così una lunga chiacchierata a distanza sul tema della ripartenza e della ripresa post-pandemia con il presidente di Confindustria Como, Aram Manoukian.

Ripartire con il cuore è il primo messaggio che lancia il numero uno degli industriali. L’ultimo riguarderà invece il futuro amministrativo di Como.
«Anche la parola coraggio arriva da cuore, lo sapeva? Significa agire con il cuore – aggiunge – Il nostro mondo imprenditoriale, malgrado le difficoltà, ha ancora il coraggio di mettersi in gioco in un’economia di territorio che è come un mare tempestoso».
Una seconda e chiara figura retorica.
«Ci sono grandi cavalloni d’acqua. Chi cavalca l’onda, e sta sopra, fa buona performance. Ci sono aziende che corrono – dice – altre sono sotto, nella risacca. C’è poi una terza porzione di imprese, a metà dell’onda, e ogni mese possono passare dal basso verso l’alto. La situazione è in movimento. Tutto sempre sotto il sole del vaccino, che dà fiducia».

Proprio sul fronte della campagna vaccinale, era sembrato che le imprese dovessero avere un ruolo importante. Un concetto che si è poi raffreddato.
«Confindustria ha aderito per prima al progetto, che poteva avere un alto valore dal punto di vista logistico – dice Manoukian – La scelta di creare dei grandi hub vaccinali ha superato il problema. Io sono appena stato a Villa Erba per la seconda dose, c’è un’organizzazione puntuale, perfetta, lo stesso a Lariofiere. Le imprese restano generosamente in attesa, nessuno si è sottratto agli impegni. Però, e torno al discorso iniziale, anche l’organizzazione di Villa Erba è un esempio della nostra Italia. Da un lato c’è la litigiosità di chi ci governa e dall’altro queste splendide persone nell’ambito del volontariato e delle professioni mediche. La solidarietà ci ha salvato. Anche perché i cittadini non meritano di essere strapazzati. Tutto sommato siamo gente per bene. C’è qualcuno che fa il furbo, lo abbiamo visto anche dalle cronache di questi giorni, ma c’è ancora tanta gente per bene», aggiunge.

Si torna poi a discorrere di economia locale e nazionale e dei messaggi di ripresa e ripartenza.
«Avevo avviato un cantiere – dice Manoukian – Si è fermato un anno. Adesso sento il rumore delle ruspe in movimento, sono segnali concreti di fiducia e ripresa. Purtroppo tutta l’economia vive oggi la criticità della scarsità di materie prime. A livello mondiale, europeo e locale».
I costi si produzione sono così saliti alle stelle.
«Il mondo ha rallentato – aggiunge – i magazzini si sono svuotati. Ora tutti corrono a ripristinare le scorte. Accade anche nel nostro settore della chimica e delle vernici. Preferisco comunque essere qui ad avere questo tipo di problemi, invece che essere nella situazione del primo lockdown».
Confindustria Como ha appena varato il traguardo di un secolo di storia. La prossima assemblea sarà in presenza e senza mascherine, assicura il presidente, che non si sottrae da una riflessione sul futuro anche dell’associazione.
«È un tema che affronto da quando mi sono insediato – commenta – Siamo arrivati ai 100 anni, ora cosa dobbiamo fare? Io non ho perso l’entusiasmo per rilanciare temi comuni. Mi sarebbe piaciuto anche per il centenario aprire le porte della sede di Confindustria alla città. Credo nella compattezza del territorio e nelle sue ambizioni».

Il piano nazionale di Ripresa e Resilienza varato dal governo Draghi, forte dei contributi europei pare un’occasione senza precedenti per rilanciare il Paese e anche la provincia.
«Cosa vogliamo fare però della città, del territorio? Che obiettivo ci diamo per il futuro? Quali aziende e quali comunità vogliamo lasciare ai nostri figli?» chiede il presidente di Confindustria Como.
Rilancia poi un’allegoria su come si possano ridurre le tensioni.
«Se due individui hanno dei potenti fanali al posto degli occhi e stanno difronte, si abbagliano, ma se guardano dalla stessa parte, illuminano bene la strada da percorrere. Il futuro è un discorso di visione».

Sul futuro pesano però le tensioni sociali. Il sindacato è in questi giorni in trincea contro la fine del blocco dei licenziamenti.
«È un paradigma che deve cambiare. Perché non pensiamo invece cosa possiamo fare insieme – dice Manoukian – Oggi si parla sempre di pochi baluardi, ovvero tecnologia, innovazione, digitalizzazione e sostenibilità. Le imprese mettono energia e investimenti, ma senza le persone non si va da nessuna parte. Il sindacato alza i toni, ma io ho sentito prima il mio collega, presidente di Brescia, ha un’impresa siderurgica. Mi ha detto che non vede l’ora di assumere. Un imprenditore vuole crescere, mai decrescere. Nessuno crea un’impresa per lasciare a casa le persone. Si dovrebbero alleggerire alcuni aspetti in tema burocratico e fiscale. Anche l’imprenditore non dovrebbe guardare solo verso interessi propri. Ogni giorno io mi chiedo: Cosa devo fare per crescere?».

Manoukian non nega che per alcuni comparti anche del territorio vi sia una situazione di tensione, a iniziare dal tessile, che ha perso ordini e fatturato a cifra doppia nell’ultimo anno.
«Però qualche segnale di ripresa si sta vedendo – dice Manoukian – aspettiamo i dati d’agosto, sono convinto che il divario si ridurrà ancora». Il presidente di Confindustria ha poi grande fiducia nei giovani.
«Anche la pandemia ha portato innovazione – dice – Ho molti ragazzi in azienda, sono pronti, svelti, digitali. Le nostre imprese cercano una trasformazione sostenibile e internazionale, ma i giovani che assumiamo sono già così».

L’ultimo pensiero è sul ruolo di Confindustria anche nella politica della città, provinciale e interprovinciale. Il tentativo di fusione con gli imprenditori di Lecco e Sondrio non è andato a buon fine, mentre per la Camera di Commercio unica di Como e Lecco, la spinta degli industriali era stata decisiva. La stessa amministrazione del capoluogo, nelle sue decisioni, ha un modo di fare molto diverso da quello degli imprenditori.
«Confindustria non è e non deve essere un organismo politico – dice Manoukian – Però è anche vero che storicamente, a Como, le sue scelte hanno avuto sempre dei riflessi sulla società. Noi possiamo continuare a lavorare e dare il nostro contributo tra i corpi intermedi, nelle community imprenditoriali, dialogando con le altre categorie, dagli artigiani ai commercianti, fino al mondo della cultura. Credo che un esempio sia la nomina di Simona Roveda alla presidenza del Teatro Sociale. La città fatica ancora a collaborare, vive di divisioni. Auspicavo un momento di apertura maggiore proprio tra il lockdown e i momenti bui della pandemia. Invece non c’è stato. Le nostre porte restano però sempre aperte, anche per il destino del capoluogo, che presto dovrà scegliere il suo sindaco».

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