La rivincita sui “cugini”

Il commento
Il tempo, come dice qualcuno, questa volta sembra essere galantuomo.
Dopo decenni, infatti, per il territorio di Como potrebbe arrivare una meritata rivalutazione, un ritorno a un ruolo più di spicco in contrapposizione con anni e anni passati in qualche modo in secondo piano. La notizia dell’ultima ora in tema di Province – tagliate, ridisegnate, cancellate e poi riproposte – vede infatti come nuova area provinciale della Lombardia pedemontana i territori di Como, Varese e Lecco uniti.
Con Como nel ruolo di capoluogo.
Ed è una bella soddisfazione. Non per voglie campaniliste, protagonismo o sete di potere: siamo consapevoli di quanto sia effimera la “patente” di città leader provinciale. Eppure, se così andassero davvero le cose, non mancherebbe da parte nostra una certa soddisfazione. Un senso di rivalsa per una rivincita quasi morale sui “cugini” lecchesi e varesini. In primo luogo perché il nuovo assetto provinciale rispolvera precedenti storici illustri, si rifà a un passato lontano ma non per questo da dimenticare. L’aspetto più eclatante è tuttavia recente e sta nella supremazia evidente, in molti campi, di Varese e di Lecco.
Supremazia forse immeritata, spesso agevolata da immobilismi e incapacità tutte comasche e sempre mal digerita su questa sponda del Lario.
Qualche esempio?
L’università dell’Insubria, sino ad oggi indubitabilmente più di Varese che non di Como, non proprio equamente presente sui due territori.
Parlando di uomini, avranno pure iniziato a fare politica pitturando slogan anche sui muri del Comasco, ma è innegabile il legame con il territorio – il loro, Varese, non certamente Como – di big della Lega Nord quali Umberto Bossi e Roberto Maroni, e con loro tutti i “colonnelli” del movimento leghista.
Ministri, capi di partito, sottosegretari in gran quantità “made in Varese”.
Stessa storia, più o meno, anche sul fronte lecchese.
Il loro ospedale cittadino è un esempio eclatante: arrivato prima, un po’ di anni prima del nuovo Sant’Anna comasco, per cui Como ha dovuto mettere abbondantemente mano al portafoglio, e cioè alle donazioni accumulate nei decenni dall’ente ospedaliero, mentre Lecco no.
Non dimentichiamo poi la Statale 36, che porta a Colico in mezz’ora – code e incidenti permettendo, è vero – a cui noi comaschi, pensando alla Statale Regina, guardiamo comunque con malcelata invidia. Merito di Bossi & C. da una parte e di quel Roberto Formigoni “imperatore” in Regione Lombardia? Oppure demerito nostro, di noi comaschi?
Dal nostro punto di vista, riteniamo preponderante la seconda delle ipotesi: Como non ha brillato, ha lasciato liberi per troppi anni spazi che altri hanno occupato. La nuova provincia di Como, Varese e Lecco con Como capoluogo, però, ci piace. È finita una certa sudditanza con i “vicini”, ormai non più ingombranti.
Da qui proviamo a immaginare per Como una ripresa, una ripartenza. Chissà mai che questa non debba essere finalmente la volta buona.

Giorgio Civati

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