La salute, non solo un diritto ma anche un dovere

opinioni e commenti di mario guidotti

di Mario Guidotti

Sapevamo che qualcuno ci sarebbe stato, immaginavamo anche nel settore sanitario, ma così tanti soggetti che si sono rifiutati di sottoporsi al vaccino anti- Covid proprio non ce li aspettavamo. Quando abbiamo letto della folta schiera di operatori sanitari solo nell’Ats insubrica, cioè la nostra, siamo saltati sulla sedia. Ma come è possibile? Dove abbiamo sbagliato nella comunicazione?

O l’errore di fondo è mantenere la volontarietà del gesto? In autunno, quando è stato annunciato l’arrivo dei vaccini, ci immaginavamo isolate astensioni, più di natura ideologica. Già scritto dei no-vax, eccetera. Poi è sembrato che il problema fosse opposto: non avremo vaccini per tutti quelli che vogliono immunizzarsi. Comunque sia, se chi rifiuta lavora nell’àmbito sanitario, è evidente che non può più stare a contatto con le persone da curare o da accudire. Indipendentemente dalle ragioni della scelta. Se queste infatti sono di natura sanitaria, doppio motivo per essere esentati dal contatto con chi è malato o potenzialmente tale.

Dove impegnare questi lavoratori? Ruoli amministrativi, logistica, oppure anche niente, ci sono tanti altri impieghi altrove. Veniamo poi ai restanti cittadini che non accettano la vaccinazione. Che atteggiamento tenere? Scartato l’obbligo per tutti per motivi giuridici, ma facciamo fatica a capire: devono sempre prevalere i diritti del singolo? Qualcuno si preoccupa mai dei vantaggi e delle ragioni della comunità?

Avevamo capito che la libertà di ciascun individuo arriva fin dove inizia quella del suo prossimo e se tu, caro no-vax, infetti qualcuno che magari non ha potuto vaccinarsi per sacrosanti motivi sanitari, con conseguenze gravi o meno gravi, non eserciti un tuo diritto, ma ledi la salute di altri e, quindi, dovresti risponderne. E se anche tu stesso ti ammali, quando avresti potuto evitarlo grazie a una punturina, per favore paghi.

Le cure, l’assistenza, tutto ciò che comporta l’accesso ai trattamenti. L’abbiamo già scritto, la salute non è solo un diritto, ma è anche un dovere di ciascuno di noi fare di tutto per mantenerla tale. E se anche non ti ammali, caro cittadino che non hai voluto immunizzarti, io Stato devo proteggere gli altri, quindi, fino a che resta il rischio Coronavirus-19, e sarà probabilmente per un po’ di anni a venire, fai il piacere di non contattare gruppi e aggregazioni sociali. Tesserino o certificazione alla mano, allo stadio, al cinema, al museo, ma anche al ristorante o in palestra, entra chi è vaccinato.

Il discorso, badate bene, non è punitivo, ma educativo e sociale. Essere liberi vuol dire soprattutto pagare il prezzo delle proprie scelte. Se qualche insegnamento questa terribile pandemia ci ha lasciato, che ci sia anche aver capito di proteggere prima la comunità del singolo. Hanno compresso, giustamente, le nostre libertà per un anno e passa, per la sicurezza di tutti. Resti quindi l’insegnamento che le nostre scelte sono anche in funzione dei diritti degli altri, non sempre e solo dei nostri. 

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