La scomparsa di Mattia Mingarelli. Il corpo è stato avvistato dalla seggiovia di Palù

Mattia Mingarelli

L’autopsia sul corpo di Mattia Mingarelli è durata ieri circa 4 ore e si è conclusa poco dopo le 18 nella camera mortuaria dell’ospedale civico di Sondrio. Il medico legale, il lecchese Paolo Tricomi, non avrebbe riscontrato alcun segno di violenza, motivo per cui l’ipotesi che il giovane di Albavilla possa essere stato vittima di un incidente si fa di ora in ora più concreta. È vero che la Procura non esclude ancora nulla, in attesa degli esami tossicologici. Ma la pista dell’omicidio, seguita sin dal primo giorno su ammissione degli stessi inquirenti, sembra sgonfiarsi. La morte del giovane, insomma, potrebbe essere ricondotta nelle prossime ore a una disgrazia in montagna: una delle tante – purtroppo – che le cronache riportano di continuo. Un’escursione che si è conclusa tragicamente, magari per aver messo un piede in fallo o per un improvviso malore che ha colpito il 30enne di Albavilla sulla strada per il rifugio “Barchi”. D’altronde, il luogo in cui il corpo di Mattia Mingarelli è stato trovato è davvero molto scosceso. Va ricordato che sono stati alcuni sciatori a individuare il cadavere dall’alto, mentre erano sulla seggiovia delle piste di Palù. Gli stessi soccorritori, insomma, dal terreno, potrebbero aver avuto non poche difficoltà a scoprire il corpo. E questo spiegherebbe perché le ricerche in zona non avevano dato esito nei giorni precedenti.
Giorni d’angoscia
Certo è che per la famiglia del giovane rappresentante di commercio l’attesa di una notizia certa sul destino del proprio congiunto è stata lunga e angosciante.
Il 30enne di Albavilla era scomparso lo scorso 7 dicembre. Aveva deciso di trascorrere il weekend dell’Immacolata in una baita in località San Giuseppe, nel comune di Chiesa Valmalenco. Una volta arrivato sul posto il giovane aveva lasciato l’auto nei pressi della baita e aveva anche postato alcune fotografie del suo cane sui social network. Poi il buio.
I familiari non avevano ricevuto più sue notizie. E ne avevano denunciato immediatamente la scomparsa, escludendo sin dal primo momento l’ipotesi di un allontanamento volontario.
L’ultimo a vederlo vivo, secondo la ricostruzione dei carabinieri del nucleo investigativo di Sondrio, era stato il gestore del rifugio con il quale si era fermato a parlare e a bere qualcosa. L’uomo, sentito come testimone, non è mai stato indagato.
Anche nell’auto del giovane e nella baita non era stato trovato nulla che potesse far sospettare un delitto. E tuttavia, nonostante questo, gli stessi investigatori avevano dichiarato di non escludere alcuna ipotesi, nemmeno l’omicidio.
Decine e decine di uomini avevano battuto per giorni i boschi che dalla frazione San Giuseppe portano fino al lago Palù. E nelle stesse profondità del piccolo specchio d’acqua alpino si erano immersi i sommozzatori per cercare il corpo. Senza parlare dell’impiego di droni e cani molecolari. Nulla. Nessuna traccia. Sino a quando un gruppo di sciatori, dall’alto di una seggiovia, ha visto e capito. E avvisato i carabinieri.

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