LA SECONDA POSSIBILITÀ

di MARIO RAPISARDA

Il 2012, nonostante tutto
Il 2012 fa paura. Se ci riflettiamo un momento, da molti anni non ci affacciamo al futuro con un così diffuso senso di incertezza e preoccupazione. Quasi quasi – consentiteci la battuta – dovremmo ringraziare i mitici Maya e la bufala sulla fine del mondo, per aver “preparato il terreno” ai mesi di tensione che ci aspettano. Purtroppo però, nei problemi che andiamo ad affrontare, non c’è nulla di soprannaturale, ma unicamente l’opera dell’uomo.
Non ci resta che affrontare il primo gennaio

(e i giorni seguenti) con grinta, senza rassegnazione. E con una certezza: non siamo al capolinea, non c’è mai un’ultima occasione.
La vita, quasi sempre, ci consente di avere una seconda possibilità.
Questo lo possiamo testimoniare anche noi, a livello locale.
Se così non fosse, Como, con gli insuccessi inanellati negli ultimi anni, sarebbe infatti spacciata da tempo. Ben prima del fatidico 2012 che ci attende.
Non vogliamo essere pedanti o ripetitivi. Ma guardiamo i fatti: Ticosa, lungolago e manutenzione della cosa pubblica – solo per fare tre esempi, ma tutti ne potremmo aggiungere tanti altri – ci dicono come la politica non riesca da troppi lustri a portare soluzioni concrete. E quando l’amministratore non arriva nemmeno a gestire questi aspetti, che rappresentano la missione principale per cui è stato eletto, inutile aspettarsi dai palazzi del potere un passo in più. E cioè un impulso progettuale, filosofico, per lo sviluppo del territorio. Anche qui ci ripetiamo, ma la “vocazione” del Lario, persa quella industriale, è di là da venire.
Ciò premesso, il 2012 per il territorio comasco rappresenta veramente una carta delicatissima per il futuro. Perso questo treno, sarà ancor più complesso risalire una china che si è via via fatta pericolosissima.
La scommessa, ancora una volta, passa soprattutto dall’urna elettorale. La prossima primavera i principali centri del territorio, capoluogo in testa, rinnoveranno le loro amministrazioni.
Chi verrà eletto dovrà lavorare in un contesto terribile. Dovrà ricostruire sulle macerie della litigiosa politica degli ultimi anni. Dovrà trovare le idee. E dovrà farlo senza soldi, in mezzo a un sistema economico disastrato.
Sarebbe sbagliato, però, lasciarsi andare al pessimismo. Perché in questo clima difficile possiamo trovare almeno tre aspetti positivi.
Primo: se è vero che il recente passato lascia guasti pesanti, è altrettanto vero che le possibilità di sviluppo sono enormi. C’è un terreno amplissimo tutto da arare.
Secondo: possiamo lasciare definitivamente a casa chi ha lavorato male nel corso degli ultimi mandati amministrativi (e le responsabilità, sia pur a diversi livelli, vanno purtroppo ricercate a 360 gradi).
Terzo: ci sono segnali di vivacità inaspettati. Dopo un lunghissimo periodo di disaffezione alla politica, la sensazione che vi siano forze disponibili a interessarsi nuovamente al territorio è concreta. Le lobby, quelle sane, non sono un male. Il problema di Como è stato proprio quello di non avere più alcun centro di potere con a cuore la crescita del territorio.
Buon anno a tutti i lettori. Il 2012 è la nostra seconda possibilità, nonostante tutto.
mrapisarda@corrierecomo.it

Mario Rapisarda

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