La seta comasca della Tenda Rossa in attesa di restauri al Museo della Scienza di Milano

poster del film La tenda rossa del 1969

Modelli di resistenza in mezzo a un inferno ghiacciato, con speranze di uscirne vivi ridotte quasi a zero. Vicende che sono esempi di coraggio e inviti alla speranza e all’amore per la vita in una situazione di crisi come quella che attraversiamo. La storia ci ha consegnato nel secolo scorso almeno due episodi memorabili, che anche il cinema ha raccontato. Nel 1972, il caso dei sopravvissuti sulle Ande. I componenti della squadra universitaria di rugby di Montevideo, in compagnia di alcuni parenti, a bordo di un bimotore a elica per raggiungere Santiago del Cile, precipitano a oltre 3.000 metri di altitudine. I sopravvissuti per oltre due mesi rimangono nel relitto in una conca innevata con nessun equipaggiamento e con la scarsità di viveri che costringe a cibarsi dei propri compagni morti.
Il secondo caso è la sciagura del dirigibile Italia del 1928, la macchina volante più leggera dell’aria, vanto dell’aeronautica italiana pilotata da Umberto Nobile. Il 24 maggio l’aeronave sorvola il Polo Nord. La nave sulla via del ritorno, appesantita dalle incrostazioni di ghiaccio e con un motore in cattive condizioni, si schianta. L’involucro riprende quota, trascinando parte dell’equipaggio e scompare per sempre. L’altra parte, Nobile compreso, resta a terra, trovando riparo sotto una tenda che viene dipinta di rosso. I superstiti lanciano un appello, raccolto da un radioamatore. Le autorità di Mosca, allora, ordinano al rompighiaccio Krassin (ancor oggi museo sulle rive della Neva a San Pietroburgo) di dirigersi verso gli scampati. Intanto, due italiani, con lo scienziato svedese Malmgrem, abbandonano la tenda, cercando di raggiungere a piedi la base di partenza. Contemporaneamente un pilota svedese riesce a raggiungere in volo i superstiti italiani ma riporta alla base solo Nobile. Durante la marcia verso Kigsbay, Malmgrem muore mentre scompare tra i ghiacci l’esploratore Amundsen, che aveva generosamente accettato di partecipare ai soccorsi. Finalmente, quarantotto giorni dopo la sciagura, i superstiti della tenda rossa vengono messi in salvo dal Krassin. Quella tenda fu realizzata con seta comasca, da un’azienda di Lurate Caccivio, la Stucchi. La tenda rossa è stata esposta al Museo della Scienza e della Tecnica di Milano dove è tuttora conservata con l’intenzione di riesporla in un nuovo progetto allestitivo non appena possibile. Dipenderà dai finanziamenti che il museo reperirà per coprire i costi di un allestimento museale che garantisca da un lato la sicurezza conservativa dell’oggetto, molto delicato, e dall’altra che permetta di raccontare la storia di questa straordinaria avventura in modo storiograficamente aggiornato e anche coinvolgente per tutti i tipi di pubblico.

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