La settimana delle strade

opinioni e commenti di marco guggiari

di Marco Guggiari

È stata la settimana delle strade, una fra le tante di questo tipo che siamo abituati a vivere a Como e in provincia. La settimana delle strade intasate di traffico, collassate per un ostacolo posto qui o lì, in un punto qualsiasi della viabilità, con conseguente ripercussioni su chilometri e chilometri. La settimana, soltanto una in più, delle strade insufficienti, inadeguate, ridotte a rifugio dei peccati di altre arterie interrotte da lavori. Proprio come accade da troppo tempo con l’eterno cantiere dell’ultimo tratto di A9, quello che insiste sul nostro Comune capoluogo. Da giorni la Società Autostrade scarica proprio sulla città, con cartelli che invitano a seguire il consiglio, auto e Tir di dimensioni gigantesche, che paralizzano l’accesso da via per Cernobbio e da via Bellinzona fino al Borgovico e oltre. Immaginiamo cosa accadrà da domani, con la ripresa delle scuole, finalmente e si spera per sempre, in presenza.

Nonostante tutto questo, si chiude la settimana in cui si è anche messa la parola fine sulla possibilità che Stato e Regione finanzino il secondo lotto della Tangenziale di Como, quello che darebbe un senso compiuto al primo lotto e che riuscirebbe a incidere sulla rete viaria complessiva. Rimarremo con i nostri tre chilometri di incompiuta e, per percorrerli, pagheremo un pedaggio sproporzionato all’utilità dell’opera. Oppure continueremo a chiamare Tangenziale quella che lo era un tempo, quando il traffico era al dieci-venti per cento del volume attuale e che taglia in due Como sopra la copertura del Cosia. Qualcosa che oggi, ma già da decenni, non ha più senso denominare in quel modo.

E allora qual è la soluzione? Come abbiamo scritto e riscritto, anche per altre opere necessarie al nostro territorio, e come accennavamo tre anni fa su questo specifico argomento, la sola possibilità che abbiamo è una forte azione di lobby. La parola non spaventi, nulla di segreto e di indicibile. Intendiamo riferirci a una pressione politica, intensa e determinata, che dovrebbe vedere dichiaratamente impegnati tutti i partiti, tutti i sindaci, tutti i rappresentanti eletti in Regione e in Parlamento, tutte le associazioni di categoria. Non si tratta di urlare, anche se questa opzione al punto in cui siamo non avrebbe nulla di disdicevole. Si tratta di fare azione comune, di insistere, di intervenire in tutte le aule e in tutti i modi previsti, di lottare assieme per portare a casa un risultato nell’interesse di tutti i comaschi. Invece, anche in questa ennesima settimana delle strade, abbiamo dovuto leggere e ascoltare distinguo, primogeniture e ultimogeniture politiche nel solito, deplorevole, ordine sparso. Ma come si può pensare che a Milano o a Roma chi ha i cordoni della borsa e le leve decisionali resti impressionato e compia atti concludenti in nostro favore, se ognuno sta per sé e ciascuno rimane entro le convenienze politiche del proprio recinto d’appartenenza?

C’è ancora un po’ di tempo, non molto in verità, per lavorare a vantaggio di opere come la Tangenziale ed è, inevitabilmente, il tempo che ci separa dalle prossime elezioni. Un impegno comune, generale, di tutti, vincolante in tal senso, qualunque sia l’esito dei voti locali, regionale e nazionale e quale che sia il ruolo futuro che ciascuno ricoprirà nelle diverse assemblee elettive, sarebbe un passo importante. Certo, lo scetticismo sull’esito finale continuerebbe ad animarci, ma il problema è che oggi siamo certamente scettici anche soltanto sulla possibilità di un’intenzione e di un metodo utili, condivisi e fatti propri. Siamo fermi sotto il gradino del passo precedente.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.