Belle scatole ma vuote

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Dopo un anno e mezzo di incertezze, e di attese, le aspettative sono alte, per un ritorno in grande stile firmato dalla fiera sull’arredamento e design tra le più importanti al mondo, nonché la più prestigiosa. Stiamo parlando del Salone del Mobile che è in scena fino al 10 settembre (informazioni su salonemilano.it). Il Lario, al netto della buona volontà di imprenditori e operatori, non brilla per eventi satellite che pure avrebbero motivato un indotto sul fronte del turismo culturale.

A parziale scusante va detto che la pandemia ha rallentato tutto, comprese la capacità di progettare e la voglia di gettare il cuore oltre l’ostacolo, anche se non c’è molto da perdere e le navi sono state bruciate per usare una antica metafora erroneamente attribuita al conquistador spagnolo  Hernàn Cortés che come noto i vascelli li affondò per motivare la sua truppa alla conquista del Messico. La filiera del legno arredo è solo uno dei tanti esempi delle occasioni non sfruttate appieno anche se in condizioni di indigente emergenza ogni santo cui votarsi può essere manna risolutiva o almeno tamponare le ferite.

Altro caso è quello dei luoghi che rischiano di fungere da mere  scatole vuote da affittare al primo  facoltoso offerente senza cioè contare su  una pianificazione di lunga durata e  su una riqualificazione virtuosa. Pensiamo al lungolago di Como, al centro di eterne promesse e speranze di rinnovamento, e al caso Villa Olmo.

Smettiamo di considerare con retorica soddisfazione la storica dimora neoclassica affacciata sul lago come la “Casa della cultura” di Como, dato che al netto dei meritori tentativi di rivitalizzare lo zombie  come il festival promosso dal Teatro Sociale si regge  su feste private e promesse mai realizzate di mirabolanti gestioni. Il Lario insomma come bello scenario per set dal sapore hollywoodiano, sistema di  scatole vuote  di contenuti, belle per carità, frutto di memorie ed eredità antiche, da offrire al visitatore di turno, senza il valore aggiunto di una spinta forte a progettare,   dare segni capaci di travalicare il presente e a offrirsi come occasioni di futuro. Pur forte di una solida vocazione artigiana, anche con il Salone di Milano tutto sommato il Lario rischierebbe  di essere appunto solo un satellite. Senza memoria non c’è futuro: proprio a Villa Olmo, sono stati costruiti tasselli storici del design come (correva l’anno 1957) la mostra Colori e forme della casa d’oggi. Piccolo dettaglio: allora c’erano in circolazione maestri come Gio Ponti e Ico Parisi.

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